Le prove che Cuba nasconde riguardo al abbattimento di Hermanos al Rescate

Luis Domínguez espone filmati, radar, testimoni su tre navi e il rapporto dell'OACI come prove del fatto che Cuba ha abbattuto gli aerei in acque internazionali.



Immagine di riferimentoFoto © Illustrazione CiberCuba

Il ricercatore Luis Domínguez, del progetto Represores Cubanos, ha esposto in un'intervista con Tania Costa almeno quattro categorie di prove che dimostrano che il abbattimento degli aerei di Hermanos al Rescate il 24 febbraio 1996 è avvenuto in acque internazionali, contraddicendo la versione ufficiale del regime cubano.

Domínguez è stato chiaro nel sottolineare che L'Avana ha a disposizione materiale che la incrimina: «Cuba ha filmati di questo, che ovviamente non mostreranno perché il colpo è tornato contro di loro abbattendoli in acque internazionali».

Secondo il ricercatore, l'unica prova che il regime ha presentato per sostenere la sua versione è una mappa realizzata a mano: «Cuba l'unica cosa che ha fatto per sostenere le sue menzogne è stata realizzare una mappa a mano, posizionando gli aeromobili di Hermanos al Rescate nelle acque territoriali cubane».

Di fronte a ciò, Domínguez elenca prove concrete e indipendenti.

La prima sono i registri dei radar statunitensi: «Ci sono radar che hanno la localizzazione esatta di questi aerei quel giorno, sono radar americani», ha affermato, anticipando l'argomento del regime secondo cui quei dati potrebbero essere manipolati.

La seconda categoria coinvolge tre imbarcazioni civili che si trovavano nella zona al momento dell'attacco: un crociera, un peschereccio e una vela.

«C'erano tre navi lì che hanno visto questi aerei leggeri essere abbattuti in acque internazionali. Perché acque internazionali? Perché quelle navi non avevano accesso a Cuba e non potevano entrare a Cuba in acque territoriali cubane», ha spiegato Domínguez.

A bordo di quelle tre imbarcazioni viaggiavano centinaia di persone che furono testimoni diretti dell'attacco, e esistono riprese video del fumo lasciato dai missili all'impatto con gli aerei.

La terza e più convincente prova, secondo Domínguez, proviene da uno studio di cui lui stesso era rimasto all'oscuro per anni: il rapporto della Organizzazione dell'Aviazione Civile Internazionale (OACI), concluso nel giugno del 1996.

«Sono venuto a sapere di questo tra il 2014 e il 2015 e quando l'ho visto quasi mi è venuto da svenire perché rivelava altre cose che non sapevo», ha dichiarato il ricercatore riguardo a quel documento, che l'OACI ha concluso determinando che i derribos sono avvenuti in spazio aereo internazionale, a 18 e 30,5 miglia dalla costa cubana.

Lo che rende particolarmente rivelatore questo rapporto, secondo Domínguez, sono le trascrizioni delle comunicazioni tra la torre di controllo dell'Aeroporto Militare di San Antonio de los Baños e i piloti cubani: «Lì ci sono le indicazioni che ricevono questi piloti dalla torre di controllo dell'Aeroporto Militare di San Antonio de los Baños, dove gli dicono 20 chilometri, 20, 30, 25 chilometri a nord di Playa Baracoa, Santa Fe. Queste sono acque internazionali».

Per Domínguez, quella comunicazione operativa è la prova definitiva: «Cioè, voi stessi, signori bugiardi, vi state smentendo».

Il contesto immediato di queste dichiarazioni è la sentenza di sette mesi di prigione emessa questo giovedì contro Luis Raúl González-Pardo Rodríguez, ex tenente colonnello della Forza Aerea Cubana, per frode migratoria davanti a una corte federale a Jacksonville, Florida.

González-Pardo, identificato da Domínguez come uno dei cinque piloti che hanno partecipato al abbattimento, affronta anche accuse federali molto più gravi per cospirazione per assassinare cittadini statunitensi, insieme a Raúl Castro e altri tre piloti, in relazione alla morte di Armando Alejandre Jr., Carlos Costa, Mario de la Peña e Pablo Morales.

L'accusa federale contro Raúl Castro è stata declassificata il 20 maggio 2026 da un gran giurì federale a Miami, e la Procura Generale della Florida aveva riaperto l'indagine penale a marzo 2026.

Domínguez ha concluso la sua analisi con un avvertimento che riassume la sua posizione nei confronti della narrativa ufficiale del regime: «Ricordate che la passione non può mai occupare il posto della ragione. Quindi è tempo di apprendere la vera storia».

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Redazione di CiberCuba

Un team di giornalisti impegnati a informare sull'attualità cubana e temi di interesse globale. Su CiberCuba lavoriamo per offrire notizie veritiere e analisi critiche.

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