Grazie a una donazione di cubani, una bambina malata torna a casa

Milena Acosta, bambina cubana con sindrome di Lennox-Gastaut, è tornata a casa grazie a donazioni che hanno finanziato un sistema di energia solare installato dal Progetto «Manos a la Obra».



La ragazza torna a casaFoto © Facebook

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Milena Acosta, una bambina cubana di sei anni con sindrome di Lennox-Gastaut, è finalmente tornata a casa grazie alla solidarietà di centinaia di cubani che hanno donato per installarle un sistema di energia solare, l'unico supporto che le consente di sopravvivere ai black-out che colpiscono l'isola.

Su padre, Baysel Acosta Moreno, ha annunciato la notizia su Facebook con un messaggio carico di emozione e gratitudine: «A Carla e Mónica sarò eternamente grato per la loro dedizione e impegno alla nostra causa. Per il supporto che ci offrono sempre con le loro parole e per essere quel essere umano che sente e soffre le nostre avversità. A Verónica per la sua opera e il suo progetto, il suo impegno e la sua costanza di fronte a ogni problema, ogni soluzione e ogni dettaglio affinché quest'opera si rafforzi».

Il Progetto «Manos a la Obra», guidato da Verónica C. Barrios, ha realizzato l'installazione nella casa di famiglia: un inverter e una batteria di stoccaggio marca Sunpal, un pannello fotovoltaico sul tetto e un condizionatore d'aria da 18.000 BTU, dispositivi che garantiscono il funzionamento continuo degli apparecchi medici di cui Milena ha bisogno per vivere.

Pubblicazione su Facebook

Verónica C. Barrios ha confermato il ritorno della bambina con un messaggio conciso ma incisivo: «Milenita è già a casa. Milena Acosta, la terza delle bambine per cui è stata lanciata una campagna sulla piattaforma GoFundMe tramite Mónica Baró Sánchez e Carla Gloria Colomé Santiago, è già tornata a casa e lontana da una sala d'ospedale».

Il caso di Milena faceva parte di una campagna di solidarietà su GoFundMe lanciata nel gennaio del 2026 dalla giornalista cubana Mónica Baró Sánchez e Carla Gloria Colomé Santiago, con l'obiettivo di raccogliere 12.500 dollari per tre bambine gravemente malate: Valentina Ramos, di un anno e nove mesi, che non aveva mai vissuto al di fuori di un ospedale; Yeilín, di due anni, con atrofia muscolare spinale tipo uno e dipendente da un respiratore meccanico 24 ore su 24; e Milena.

La raccolta è avanzata con lentezza: al 22 gennaio ammontava a malapena 715 dollari; al 25 gennaio, 1.853 dollari; e al 17 febbraio, 4.292 dollari, sempre lontano dall’obiettivo. Alla fine, la campagna è riuscita e Milena diventa la terza delle tre ragazze a tornare a casa.

Il dramma di queste famiglie riflette una realtà brutale a Cuba: i black-out, che in province come Pinar del Río hanno raggiunto le 30 ore consecutive, costringono a mantenere ospedalizzati indefinitamente bambini dipendenti da apparecchiature mediche, poiché a casa un’interruzione di corrente può essere mortale.

Lo Stato cubano non fornisce alcun sostegno energetico per questi casi, lasciando la sopravvivenza dei più vulnerabili nelle mani della solidarietà della diaspora e delle organizzazioni civili.

In aprile 2026, un bebé di due mesi in stato critico ha visto aggravata la sua assistenza a causa di blackout di fino a venti ore al giorno, mentre il sistema sanitario operava con appena il 30% del quadro essenziale di farmaci e 11.193 bambini attendevano in lista d'attesa per interventi.

Baysel Acosta Moreno aveva riassunto questa sofferenza a gennaio con una frase che ha commosso migliaia di persone: «Se mi vedi piangere, non importa, ogni lacrima porta impressa tutto l'amore del mondo». Oggi, quella stessa voce ha solo parole di gratitudine.

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