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La visita del direttore della Central Intelligence Agency (CIA), John Ratcliffe, a L'Avana ha sollevato molteplici interrogativi, ma c'è stato un dettaglio nel comunicato del regime cubano che ha attirato particolarmente l'attenzione: l'insistenza nel negare l'esistenza di “basi militari o di intelligence straniere” sull'isola.
L'affermazione è comparsa giovedì in una nota ufficiale del Governo Rivoluzionario riguardo all'incontro tenutosi tra una delegazione statunitense guidata da Ratcliffe e i rappresentanti del Ministero degli Interni (MININT), una visita che lo stesso regime ha riconosciuto come risultato di una richiesta presentata da Washington.
“Ancora una volta è stato evidenziato che l'Isola non accoglie, non sostiene, non finanzia né permette organizzazioni terroristiche o estremiste; né esistono basi militari o di intelligence straniere sul suo territorio”, ha sottolineato il comunicato.
La riferimento non è passato inosservato poiché il testo non spiega perché L'Avana abbia deciso di includere quel punto in modo così esplicito in mezzo a una riunione incentrata, suppostamente, sul terrorismo e sulla cooperazione bilaterale.
La dichiarazione arriva in un contesto di crescente preoccupazione internazionale per i legami strategici di Cuba con Russia, Cina e Iran, specialmente dopo le notizie su presunte attività di spionaggio cinese nell'isola e il rafforzamento della cooperazione militare tra Mosca e L'Avana negli ultimi anni.
Il Centro di Studi Strategici e Internazionali (CSIS) ha identificato almeno 12 installazioni di intelligence cinese per le comunicazioni a Cuba, con quattro siti principali: Bejucal, El Wajay, Calabazar ed El Salao, quest'ultimo a Santiago di Cuba, a solo 70 miglia dalla Base Navale di Guantánamo.
La amministrazione Biden aveva già confermato l'esistenza di queste installazioni a giugno 2023, operative almeno dal 2019, e Marco Rubio ha accusato Cuba di ospitare intelligence cinese alla fine di aprile 2026, avvertendo che «non permetteremo che alcun apparato militare, di intelligence o di sicurezza straniero operi impunemente a sole 90 miglia dalle coste degli Stati Uniti».
Immagini satellitari hanno confermato l'espansione progressiva di quelle strutture dal 2021, con nuove ampliamenti documentati a maggio 2025.
Per quanto riguarda la Russia, il segretario della Difesa Pete Hegseth ha confermato mercoledì di fronte al Congresso che le navi da guerra russe, incluso il sottomarino Kazán, hanno utilizzato ripetutamente i porti cubani.
Sebbene il regime cubano abbia negato ripetutamente tali accuse, il fatto che l'argomento venga menzionato in un comunicato riguardante una visita della CIA suggerisce che potrebbe aver fatto parte delle conversazioni tra le due parti.
Il governo cubano ha anche colto l'occasione per sottolineare che l'isola non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e che non ci sono motivi per mantenerla nella lista dei paesi sponsor del terrorismo.
“La parte cubana ha dimostrato in modo categorico che Cuba non rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.”, ha affermato il testo ufficiale.
La visita del direttore della CIA a Cuba rappresenta un evento poco comune e avviene in uno dei momenti più delicati per il regime cubano, caratterizzato da una profonda crisi economica, blackout, scarsità e un esodo migratorio senza precedenti.
Il precedente immediato è stata la riunione segreta del Dipartimento di Stato a L'Avana il 10 aprile, il primo atterraggio di un aereo ufficiale statunitense a Cuba dal 2016, dove si è discusso della liberazione di prigionieri politici, dell'apertura di internet tramite Starlink e della presenza di gruppi stranieri nell'isola.
La pubblicazione dell'incontro da parte del regime cubano sembra inoltre mirare a un impatto politico e simbolico, mostrando che Washington mantiene aperti canali di comunicazione con L'Avana nonostante il deterioramento delle relazioni bilaterali.
La domanda che rimane aperta dopo il comunicato di oggi è se la CIA, che ha richiesto espressamente questo incontro, abbia accettato la versione del regime riguardo all'assenza di strutture straniere, o se quel punto continuerà a essere il principale ostacolo per qualsiasi accordo che comporti l’uscita di Cuba dalla lista dei sostenitori del terrorismo.
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