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Arleen Rodríguez Derivet, giornalista e figura dell'apparato mediatico ufficiale cubano, ha pubblicato mercoledì un nuovo episodio del suo podcast «Chapeando» su Cubadebate in cui definisce «una menzogna ripetuta mille volte da Marco Rubio» l'affermazione che il Venezuela regalasse petrolio a Cuba e che il regime lo rivendesse per il proprio beneficio.
L'episodio, intitolato «Mentiras virales», include anche Bárbara Betancourt e Reinier Duardo, e si colloca nella strategia comunicativa del regime per contrastare ciò che denominano «guerra psicologica» e notizie false sui social media, in un momento di massima pressione dell'amministrazione Trump su L'Avana.
L'argomento centrale del podcast è che la fornitura di petrolio venezuelano non è stata un regalo, ma parte di un Convenio Integrale tra due nazioni sovrane, firmato nel 2000, in cui Cuba ha compensato il petrolio con il lavoro dei suoi professionisti sul territorio venezuelano.
«Perché non si parla del contributo di oltre 20.000 medici cubani che, per oltre due decenni, hanno percorso tutta la geografia venezuelana offrendo servizi di alta qualità?», ha sollevato Duardo nel programma.
Sulla vendita di una parte del petrolio ricevuto, il podcast offre una giustificazione tecnica: «La vendita di una parte di quel combustibile non mirava a arricchire nessuno. È legata al tipo di petrolio che loro potevano offrirci e a quello che Cuba necessitava di acquisire con i proventi della sua vendita».
Rodríguez Derivet e i suoi collaboratori insistono che «niente di tutto ciò è nascosto né significa illegalità» e che tutto fa parte di un accordo tra governi sovrani.
Tuttavia, i dati disponibili contraddicono questa narrativa. Un analisi del governo statunitense pubblicata a gennaio ha rivelato che Cuba ha rivenduto circa il 60% del petrolio venezuelano ricevuto tra la fine del 2024 e la fine del 2025 —circa 40.000 dei 70.000 barili giornalieri— inviandoli in Asia tramite petroliere sotto sanzione, mentre milioni di cubani soffrivano interruzioni di corrente fino a 25 ore al giorno.
Questo modello non è nuovo. Cuba ha trasformato il petrolio sovietico e venezuelano nella sua principale fonte di valuta per decenni. Tra il 1977 e il 1989 ha generato tra 3.000 e 5.000 milioni di dollari reexportando petrolio sovvenzionato dall'URSS.
Un funzionario del Dipartimento di Stato statunitense ha definito la pratica come «un'altra prova che il regime cubano illegittimo prioritizza solo il proprio arricchimento».
Il podcast denuncia anche tre video di false notizie che recentemente hanno circolato sui social: uno con immagini di un videogioco presentate come elicotteri che sorvolano L'Avana, un altro su una presunta annessione di Cuba e Guatemala al Messico, e un terzo generato con intelligenza artificiale su un «capitale affamato».
Duardo ha inoltre avvertito riguardo ai contenuti «esplosivi e allarmistici», che ha descritto come una «tecnica di ammorbidimento preventivo» destinata a «provocare uno stato di incertezza tale da alimentare la paura, con l'obiettivo di dismobilitare e sottomettere la popolazione».
La crisi energetica cubana si è aggravata dopo la cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026, che ha interrotto tra 25.000 e 30.000 barili al giorno, corrispondenti a due terzi delle importazioni cubane di petrolio, in un paese che ha bisogno di circa 110.000 barili al giorno ma ne produce solo 40.000.
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