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Il cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha affermato questa domenica che «non esiste alcuna giustificazione per un'aggressione contro Cuba», durante il suo intervento all'Incontro Internazionale di Solidarietà con Cuba svoltosi nel Palazzo delle Convenzioni dell'Avana. La risposta di numerosi cubani sui social media è stata immediata e contundente: centinaia di commenti hanno ribaltato l'argomento del cancelliere e hanno indicato il regime stesso come il vero aggressore.
La pubblicazione del discorso sulla pagina Facebook di Cubadebate ha accumulato oltre 241 commenti, predominantemente critici nei confronti del governo, nei quali molti utenti hanno respinto la narrazione ufficiale e richiesto elezioni libere, la liberazione dei prigionieri politici e la fine di 67 anni di partito unico.
Uno dei commenti più condivisi ha riassunto il sentimento predominante: «Ci sono troppe giustificazioni, voi siete i colpevoli, per attaccarvi al potere e schiavizzare il popolo».
Altri utenti sono stati altrettanto diretti: «Non è contro Cuba. È contro il governo cubano», ha scritto uno. «Non c'è neanche giustificazione perché voi siate al potere», ha aggiunto un altro.
Una utente ha scritto: «Non create più drammi, voi sapete e non siete ciechi che i cubani a Cuba mancano di tutto, non hanno cibo, elettricità, medicinali, e nemmeno un bicchiere di latte da dare ai propri figli quando si svegliano, ma a tutti voi non manca nulla, vivete come milionari».
Un altro commento ha evidenziato direttamente la contraddizione del cancelliere: «Sai cosa succede, Bruto Parrilla, che voi avete chiuso tutte le strade al popolo per difendersi, protestare, manifestare disaccordo, e ora, come cubani disperati, accogliamo il vicino perché ci tiri un salvagente. Voi conoscete solo due risposte a tutto: la colpa è del blocco e NO».
Il discorso di Rodríguez si è svolto nel contesto della più intensa escalation tra Cuba e Stati Uniti da decenni. Il cancelliere ha ironizzato sulla minaccia del presidente Donald Trump di inviare la portaerei USS Abraham Lincoln a 100 metri dalle coste cubane, chiedendo «Cosa faremo con quel'enorme massa di metallo?» e suggerendo che potrebbe trasformarsi in «una pista da ballo».
Rodríguez ha inoltre definito le sanzioni energetiche di Washington come «un atto di guerra equvalente a un blocco navale» e ha avvertito che «Cuba diventerebbe un alveare, Cuba sarebbe una trappola mortale» di fronte a qualsiasi attacco.
Tuttavia, i cubani sui social hanno ricordato che i prolungati blackout che soffrono nell'isola non sono conseguenza di un'aggressione esterna, ma di decenni di gestione fallita del regime.
Il contesto è di massima pressione: Trump ha annunciato giorni fa nuove sanzioni contro aziende e banche straniere che operano con entità cubane nei settori dell'energia, della difesa, dell'estrazione mineraria e delle finanze, in continuità con la Delega Esecutiva 14380 del 29 gennaio, che ha dichiarato Cuba «minaccia insolita e straordinaria».
Il segretario di Stato Marco Rubio aveva avvertito il 28 aprile che «il regime cubano ha solo due destini: nessuno buono», mentre Díaz-Canel ha risposto a Trump affermando che «nessun aggressore, per quanto potente possa essere, troverà resa a Cuba».
Tuttavia, i cubani sui social hanno chiarito che la responsabilità che richiedono non è verso Washington, ma verso il proprio popolo: «Già andandosene si risolve il problema», ha scritto uno. «La giustificazione si trova nei commenti: non ce n'è nessuna a favore», ha sentenziato un altro.
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