Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha tracciato uno scenario chiaro sul futuro di Cuba durante un'intervista concessa il 27 aprile 2026 a Washington.
En le sue dichiarazioni, ha chiarito che l'isola affronta esclusivamente due possibili esiti: il collasso totale o una trasformazione economica che, sotto l'attuale regime, considera non realizzabile.
«Ci sono solo due cose che possono accadere a Cuba», ha affermato Rubio, delineando il fulcro della sua analisi.
Il capo della diplomazia statunitense ha chiarito in modo diretto quali sono queste due destinazioni.
Por un lato, un aggravarsi della crisi fino al crollo del sistema: «o la situazione peggiora molto di più e collassa».
Per l'altro, una possibile ripresa economica, condizionata a riforme profonde: «L'altra possibilità è che la situazione migliori. Ma affinché migliori, sono necessarie riforme economiche molto sostanziali e serie».
Sin embargo, Rubio è stato categorico nel scartare questa seconda opzione sotto l'attuale leadership: «Queste riforme economiche serie sono impossibili con questa gente al comando. Non può succedere».
In questo modo, il suo ragionamento trasmette un messaggio implicito ma contundente: nessuno dei due scenari favorisce la continuità del regime così come è concepito oggi.
“Uno Stato fallito” segnato dalla crisi
Rubio ha accompagnato la sua diagnosi con una dura caratterizzazione dell'attuale situazione cubana: «Cuba è due cose in questo momento. In primo luogo, è uno Stato fallito. In realtà non ha un'economia reale, per cui la sua popolazione vive in una miseria estrema e non gode neppure di libertà politiche».
Ha attribuito il deterioramento economico a problemi strutturali del sistema: «La ragione per cui l'economia di Cuba sta collassando da tanto tempo è che il marxismo, in generale, non funziona», e ha aggiunto critiche alla gestione della leadership al potere: «non sanno nulla di economia e non gli importa nulla dell'economia. Gli interessa solo il controllo».
Sebbene abbia descritto il crollo come uno dei possibili sviluppi, Rubio ha avvertito che tale scenario avrebbe anche conseguenze negative per gli Stati Uniti: «Un collasso umanitario a 90 miglia dalle nostre coste, in un paese di 11 o 12 milioni di persone, non è qualcosa di buono per gli Stati Uniti».
La vicinanza geografica rende la crisi cubana una questione di sicurezza e stabilità regionale per Washington.
Cuba come pezzo strategico per i rivali degli Stati Uniti.
Il segretario di Stato ha anche sottolineato il valore geopolitico dell'isola nell'attuale contesto internazionale.
«È un paese che accoglie avversari e competitor. I cinesi, i russi e altri usano abitualmente Cuba per i propri fini, a sole 90 miglia dalle nostre coste», ha affermato.
In tal senso, ha sottolineato che la situazione di Cuba non è comparabile con altri scenari globali: «Questo è ciò che differenzia Cuba da qualsiasi situazione in Medio Oriente o da ciò che accade in Asia. Si trova letteralmente a 90 miglia da Cayo Hueso».
Rubio ha chiarito la posizione dell'Amministrazione statunitense di fronte a questa realtà: «Non permetteremo che un esercito straniero, né un apparato di intelligence o di sicurezza, operi impunemente a 90 miglia dalle coste degli Stati Uniti. Questo non accadrà».
Il ragionamento del segretario di Stato riassume una visione in cui Cuba si trova intrappolata tra due strade: il collasso o una riforma strutturale che, secondo Washington, non può avvenire con l'attuale regime.
In entrambi i casi, il messaggio è chiaro: il futuro dell'isola, così come lo proietta Rubio, deve inevitabilmente passare attraverso uno scenario che non garantisce la continuità dell'attuale sistema politico.
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