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Il ambasciatore cubano presso le Nazioni Unite, Ernesto Soberón Guzmán, è comparso davanti al Consiglio di Sicurezza per denunciare le misure di pressione marittima ed energetica che Washington applica contro l'isola, in quello che costituisce l'ultimo capitolo dell'offensiva diplomatica del regime cubano in forum internazionali.
Soberón Guzmán ha messo in guardia sull'impatto delle disposizioni statunitensi che restringono il commercio marittimo cubano, in particolare quelle destinate a impedire la fornitura di combustibile.
«Queste disposizioni, di carattere coercitivo ed extraterritoriale, mirano ad intensificare la pressione economica sul paese, colpendo non solo Cuba, ma anche terzi Stati e aziende», ha affermato il diplomatico.
L’ambasciatore ha anche condannato quelli che ha definito atti di pirateria e terrorismo contro le navi petrolifere e i loro equipaggi nel Mar dei Caraibi, sottolineando che costituiscono violazioni del Diritto Internazionale e della libertà di navigazione.
Il retroterra del reclamo cubano è la cosiddetta Operazione Lanza del Sud, avviata dall'amministrazione Trump nel dicembre del 2025, che ha stabilito una quarantena marittima su petroliere sanzionate che trasportano petrolio venezuelano verso l'isola.
La Guardia Costiera degli Stati Uniti ha intercettato almeno sette petroliere collegate a queste spedizioni, tra cui l'Aquila II, il Veronica III e il Bertha.
El 29 gennaio 2026, Trump ha firmato un'ordinanza esecutiva che ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha autorizzato dazi per i paesi che forniscono petrolio a Cuba. Anche se una sentenza giudiziaria ha eliminato i dazi il 20 febbraio, l'emergenza nazionale e i controlli marittimi sono rimasti attivi.
El 12 marzo 2026, l'Ufficio per il Controllo degli Attivi Stranieri del Dipartimento del Tesoro (OFAC) ha esplicitamente vietato a Cuba di ricevere petrolio russo, colpendo almeno due navi in transito. Gli Stati Uniti hanno inoltre intercettato tre petroliere nell'oceano Indiano che cercavano di eludere il blocco.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha negato l'esistenza di un blocco navale formale e ha attribuito la crisi energetica cubana alla storica dipendenza del regime dai sussidi esterni sovietici e venezuelani. Rubio ha sottolineato che Cuba manca di petrolio a causa delle proprie decisioni strutturali, non per un assedio di Washington.
Il cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha accusato Washington di emettere «dichiarazioni contraddittorie» per generare confusione e perpetuare l'assedio energetico, mentre il vice ministro Carlos Fernández de Cossío ha qualificato le minacce di blocco navale come «atto di guerra» contro una nazione pacifica. Rodríguez Parrilla ha messo in discussione il governo degli Stati Uniti per aver negato le proprie azioni di fronte alla comunità internazionale.
La scarsità di combustibile derivante dal blocco ha aggravato i blackout prolungati e il collasso di settori chiave dell'economia cubana, conseguenze che il regime attribuisce esclusivamente a Washington e che in realtà sono il risultato accumulato di 67 anni di gestione dittatoriale.
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