È accettabile una transizione senza processo giudiziario verso figure del governo? Questo dicono i cubani



El Cangrejo insieme a Díaz-Canel e generali di alto rango a Cuba.Foto © Presidenza Cuba

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Una sondaggio sulle prospettive politiche e sociali a Cuba che pubblica i suoi risultati in tempo reale, in forma aggregata e anonima, affronta una delle domande più sensibili del dibattito sul futuro del paese: se sarebbe accettabile una transizione politica che non includa un processo giudiziario per le figure dell'attuale governo.

La domanda tocca il nucleo del dilemma tra giustizia transizionale e impunità negoziata, un dibattito che divide profondamente i cubani dentro e fuori dall'isola in un momento in cui gli scenari di cambiamento sembrano più concreti che mai.

Nella sondaggio, ancora aperta, finora il 57,9% degli intervistati considera "È inaccettabile. Deve esserci giustizia e piena responsabilità."

Da parte sua, il 24,7% afferma che "Potrei accettarlo solo per reati minori, ma non per gravi violazioni dei diritti umani", il 14,4% considera che "Sarebbe accettabile se ciò garantisse una transizione pacifica" e il 3,3% non ha una posizione definita.

Indagine "Cosa pensano i cubani — in diretta e con le proprie parole"

Il contesto è quello di una Cuba in crisi storica: collasso del sistema elettrico, estrema scarsità di cibo, emigrazione di massa e un'economia in caduta libera.

La pressione degli Stati Uniti sotto l'amministrazione Trump —con ultimatum, sanzioni e incontri diplomatici diretti a L'Avana nell'aprile del 2026— ha conferito nuova urgenza a questi scenari.

Le posizioni nel dibattito si articolano attorno a tre grandi modelli. Il primo difende la giustizia piena, con processo giudiziario per i responsabili di crimini, una posizione sostenuta da gran parte dell'esilio storico.

Il secondo propone unammistia negoziata che offra garanzie personali a figure del regime in cambio di una transizione ordinata, simile ai modelli di Spagna o Sudafrica.

Il terzo propone una giustizia transizionale differenziata: amnistia per reati politici minori, ma con possibilità di processo per crimini gravi.

Il Consiglio per la Transizione Democratica a Cuba e il Forum Azione Amnistia 2026 promuovono una Legge di Amnistia e Depenalizzazione del Dissenso —generale e piena, tranne che per i crimini gravi— come parte di un piano di ricostruzione nazionale.

Una petizione cittadina per quella legge, presentata all'Assemblea Nazionale il 4 febbraio 2026, ha raccolto 2.155 firme verificate, sostenuta dall'Articolo 61 della Costituzione e dalla Legge 167/2023.

Desde l'esilio, voci come quella della congressista cubanoamericana María Elvira Salazar rifiutano qualsiasi formula che garantisca impunità a Díaz-Canel e ai vertici del regime. «La tirannia ha una data di scadenza», ha dichiarato nell'aprile del 2026, esortando Cuba a seguire l'esempio di quanto accaduto con Maduro.

Il pilota ex militare Orestes Lorenzo è stato più diretto nel gennaio 2026: «Per la prima volta nella storia, a Cuba è finita l'impunità che hanno sempre avuto gli assassini».

Gli analisti propongono uno scenario di transizione negoziata che offra garanzie personali al regime in cambio della liberazione di prigionieri politici, della legalizzazione dei partiti e della celebrazione di elezioni monitorate, evitando la vendetta ma dando priorità ai diritti umani.

La raccomandazione che circola tra gli esperti è che «la società civile deve unificare le richieste in chiave di diritti, non di vendetta».

I dati di sondaggi recenti tracciano un'immagine di una società cubana per lo più stanca del sistema attuale. Il 79% dei cubani ritiene che il socialismo sia fallito, secondo uno studio di Henderson del 2026.

Tra i cubani del sud della Florida, il 69% rifiuta le negoziazioni che permettano al regime di mantenersi senza una vera transizione democratica, elezioni libere o smantellamento del sistema attuale.

Il caso venezuelano —dove la cattura di Maduro e la liberazione dei prigionieri politici nel 2025-2026 si sono verificate sotto pressione statunitense— funge da punto di riferimento immediato nel dibattito cubano, sia per coloro che chiedono processi sia per chi teme che la ricerca di giustizia ostacoli qualsiasi soluzione negoziata.

La sondaggio in corso, con distribuzione per provincia, età, livello di istruzione e opinione politica, offre una radiografia in tempo reale di come i cubani stessi rispondono a quella domanda che nessun attore politico può eludere: quanta giustizia è disposta a sacrificare una società per ottenere la libertà?

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Redazione di CiberCuba

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