Il 79% dei cubani e cubanoamericani del sud della Florida sostiene un intervento militare degli Stati Uniti a Cuba.
I dati sono stati rivelati in un sondaggio condotto tra il 6 e il 10 aprile per il Miami Herald.
Il sondaggio, realizzato da Bendixen & Amandi International e The Tarrance Group, ha intervistato 800 persone selezionate casualmente nei contea di Miami-Dade, Broward, Palm Beach e Monroe, con un margine di errore di ±3,5 punti percentuali.
Del totale che sostiene l'intervento, il 36% lo supporta esclusivamente per rovesciare il governo comunista, mentre il 38% favorisce un'azione militare che combini il cambiamento di regime con l'attenzione alla crisi umanitaria.
Fernand Amandi, presidente di Bendixen & Amandi International, ha descritto i risultati come un segnale inequivocabile della comunità.
"È come se fosse di nuovo il 1961," ha espresso. "Quello che la comunità sta dicendo è che stanno dando il via libera al governo di Trump affinché intervenga militarmente a Cuba e faccia quello che è necessario per rovesciare il regime."
Il sondaggio mostra anche un rifiuto netto delle negoziazioni con il governo cubano se queste non portano a una transizione democratica.
Tra il 69% e il 78% degli intervistati si oppone ad accordi che permettano al regime di rimanere al potere, anche se comportano miglioramenti economici. Inoltre, il 77% rifiuta riforme senza elezioni libere e il 68% si oppone a qualsiasi dialogo che rafforzi l'attuale sistema.
Il sostegno a misure di pressione coincide con una percezione maggioritaria (73%) secondo cui la crisi a Cuba è responsabilità del governo, non delle sanzioni statunitensi.
Sebbene esistano opinioni diverse, specialmente tra i democratici, la tendenza generale riflette posizioni più rigide, anche tra i neocomunitari negli Stati Uniti.
Finalmente, l'indagine evidenzia un forte sostegno a politiche migratorie più flessibili verso i cubani, nonostante il recente inasprimento in questo ambito.
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