Díaz-Canel si piega al discorso di guerra di Raúl Castro



Miguel Díaz-Canel durante un evento a L'Avana (Immagine di Riferimento).Foto © Facebook/Presidencia Cuba

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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel si è unito pubblicamente al discorso bellicoso di Raúl Castro replicando nella sua account di X la chiusura di una lettera inviata dal Generale all'Esercito Orientale, nella quale si invita a fronteggiare “qualsiasi aggressione nemica, fino a raggiungere la vittoria”.

Non è stato un gesto da poco. È stata, ancora una volta, la conferma di chi stabilisce le regole del potere.

Captura di Facebook/Esercito Orientale

La carta di Raúl Castro, diffusa dal Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie (MINFAR) e letta nel Noticiero Nazionale, è stata redatta in occasione del 65° anniversario dell'Esercito Orientale, una delle principali strutture militari del paese. Sebbene il leader storico non fosse presente all'evento celebrato a Holguín, il suo messaggio è stato comunque presente.

Il frammento scelto dal mandatario non lascia spazio a dubbi, considerandosi un appello diretto alla confrontazione in nome della difesa della “patria socialista”.

Ma al di là della retorica, il momento in cui si verifica questo allineamento risulta fondamentale.

Cuba sta attraversando una delle sue peggiori crisi da decenni. Interruzioni di corrente che durano fino a 20 ore, scarsità di cibo, deterioramento dei trasporti e un esodo migratorio che prosciuga il paese fanno parte della quotidianità di milioni di cubani. In questo contesto, il discorso ufficiale torna a incentrarsi sulla guerra.

Non è il primo segnale. Nelle ultime settimane, Díaz-Canel ha ripetuto una narrativa di resistenza estrema, anche appellandosi all'idea di morire per la patria. E ora, con questo gesto, rafforza un messaggio che non nasce da lui, ma dalla dirigenza storica del potere.

Perché se c'è qualcosa che questo episodio chiarisce è che, anche senza apparire in pubblico, Raúl Castro continua a dettare il tono politico e militare del paese. Come è successo in altre occasioni, le sue lettere funzionano come una linea di comando simbolica, mentre Díaz-Canel agisce più come portavoce che come leader autonomo.

Il dettaglio non è da sottovalutare: lo stesso Raúl, a 94 anni e con un profilo sempre più assente, continua alla guida del Consiglio di Difesa Nazionale, l'organo che assumerebbe il controllo totale in caso di uno scenario di guerra.

E mentre il potere insiste nel parlare di minacce esterne e preparazione militare, all'interno dell'Isola la preoccupazione è un'altra: sopravvivere al giorno dopo.

Lì si trova la vera tensione. Non tra Cuba e un nemico esterno, ma tra il discorso ufficiale e la realtà di una popolazione esausta.

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