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Ciò che è iniziato come una ricerca disperata per aiutare suo fratello si è trasformato in un incubo economico ed emotivo per Odalys González Silvera, un'immigrante venezuelana di 61 anni che, dopo tre decenni trascorsi nel Bronx, ha perso oltre 5.000 dollari a causa di una sofisticata truffa migratoria.
La donna è stata vittima di falsi avvocati che l'hanno contattata tramite Facebook, proprio mentre stava affrontando la detenzione di suo fratello, Jaiker González, da parte degli agenti del Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE) in Arizona, nonostante avesse uno Status di Protezione Temporanea (TPS), secondo un rapporto di Telemundo.
L'arresto, avvenuto nell'aprile del 2025, ha dato inizio a una corsa contro il tempo per cercare di estrarlo da un sistema migratorio sempre più aggressivo. Senza sapere a chi rivolgersi e pressata dalla paura di un deportazione, Odalys si è rivolta ai social media in cerca di aiuto legale. Fu allora che cadde nelle mani di truffatori che sapevano esattamente come sfruttare la sua angoscia.
I criminali si sono spacciati per l'avvocato reale Enrique De Jesús Duarte, utilizzando il suo nome per dare credibilità a un ufficio legale inesistente. Con un discorso convincente e sfruttando l'urgenza del caso, sono riusciti a far sì che Odalys effettuasse vari pagamenti tramite Zelle, inviando un totale di 5.488 dollari in diverse transazioni a quattro persone che operavano da New York.
Il primo pagamento, di 870 dollari, è stato presentato come una tariffa iniziale per “prendere il caso”. Da quel momento in poi, le richieste sono continuate sotto diversi pretesti legali, fino a quando il denaro è scomparso e con esso qualsiasi traccia dei presunti avvocati.
Stories like Odalys' are becoming increasingly frequent. Amid a climate of rising migratory pressure, thousands of families live in a constant state of uncertainty, making them easy targets for fraud networks that primarily operate on digital platforms.
I dati della Commissione Federale del Commercio rivelano l'entità del problema: più di 2,6 milioni di segnalazioni di frodi digitali sono state collegate a truffe originate su reti sociali e applicazioni di messaggistica come Facebook e WhatsApp.
Specialisti avvertono che questo tipo di inganno è cresciuto in modo allarmante negli ultimi anni, spinto dal inasprimento delle politiche migratorie e dall'aumento di retate e arresti. In questo contesto, la paura, la disinformazione e l'urgenza giocano a favore dei truffatori.
Per Odalys, la perdita non è solo economica. È anche il colpo di aver confidato in chi prometteva di aiutarla in uno dei momenti più vulnerabili della sua vita. La sua storia riflette una realtà sempre più diffusa tra le comunità migranti: quando c'è più bisogno di sostegno, è anche quando chi cerca di approfittarsi è più in agguato.
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