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Il regime cubano ha rafforzato la sua politica punitiva contro le azioni che danneggiano il sistema elettrico nazionale, con sanzioni che possono arrivare fino a 30 anni di reclusione, ergastolo e persino la pena di morte, secondo un testo pubblicato sul quotidiano Granma dal Tribunale Supremo Popolare.
La pubblicazione insiste sul fatto che il paese affronta uno scenario complesso contrassegnato dal “riacutizzarsi del blocco economico, finanziario ed energetico imposto dagli Stati Uniti”, e sostiene che, in tale contesto, lo Stato promuove “ingenti sforzi per garantire la generazione elettrica”, un servizio che viene qualificato come “necessario e sensibile” e “chiave per il benessere dei cittadini”.
Tuttavia, lo stesso comunicato riconosce l'esistenza di azioni che influenzano direttamente l'infrastruttura energetica del paese, già deteriorata.
Secondo il testo, “persone senza scrupoli sottraggono componenti, pezzi, mezzi, risorse, combustibili e olio dielettrico” da impianti come parchi fotovoltaici, pannelli solari e gruppi elettrogeni, il che —afferma— “influisce sul Sistema Elettroenergetico Nazionale e mette in pericolo l'avanzamento della strategia” ufficiale.
Di fronte a questo scenario, le autorità sottolineano che questi fatti saranno perseguiti come reato di sabotaggio, una figura prevista dal articolo 125 del Codice Penale in vigore dal 2022.
Tale norma prevede pene da sette a quindici anni di privazione della libertà per chi danneggia o interferisce nelle infrastrutture destinate alla generazione e trasmissione di energia, ma le sanzioni si inaspriscono notevolmente in determinati casi.
Il testo avverte che, se si verificano conseguenze gravi o si utilizzano mezzi pericolosi, “la sanzione prevista varia da dieci a trenta anni di privazione della libertà, privazione perpetua della libertà o morte”.
Il Tribunale Supremo Popolare sostiene questa interpretazione tramite il parere 475, di maggio 2025, che riafferma che qualsiasi danneggiamento alle infrastrutture critiche — compreso il sistema elettrico — deve essere considerato sabotaggio.
Secondo il documento, questo reato protegge "l'uso normale o il funzionamento dei beni pubblici, la sicurezza e la stabilità dello Stato e delle sue istituzioni".
Inoltre, il Codice Penale prevede delle circostanze aggravanti che possono influire sulla severità delle condanne, come agire in gruppo, l'uso di mezzi che generano pericolo comune o la motivazione economica.
Anche si stabilito che i soggetti sanzionati devono scontare almeno due terzi della pena prima di poter richiedere benefici come la libertà condizionata.
Il comunicato ufficiale insiste sul fatto che i tribunali hanno agito "con il rigore e la razionalità che tali comportamenti richiedono" e offre come prova i risultati recenti dei procedimenti giudiziari.
Secondo le cifre diffuse, “nel periodo gennaio-dicembre 2025 e nel primo trimestre del 2026”, il 100% delle persone giudicate per reati contro la sicurezza dello Stato legati a questi fatti ha ricevuto condanne superiori ai dieci anni di prigione, accompagnate da sanzioni accessorie come la confisca di beni e restrizioni nei movimenti.
Questo inasprimento penale avviene in mezzo a una profonda crisi energetica sull'isola, caratterizzata da blackout prolungati, scarsità di carburante e un sistema elettrico con frequenti guasti strutturali.
Sebbene il Governo attribuisca la situazione all'embargo statunitense e a atti di sabotaggio, esperti e cittadini hanno segnalato per anni problemi interni come la mancanza di investimenti, il deterioramento delle centrali termoelettriche e l'inefficienza nella gestione del settore.
In questo contesto, la risposta ufficiale punta a punizioni severe per coloro che danneggiano le infrastrutture, in un momento in cui la precarietà energetica continua a segnare la vita quotidiana di milioni di cubani.
Il regime inquadra tutta questa offensiva giudiziaria nella crisi elettrica che sta attraversando Cuba, con deficit di generazione che hanno superato i 2.000 MW in molteplici giornate del 2025 e si aggiravano intorno ai 1.900 MW nel marzo del 2026, e attribuisce parte del problema ai furti nelle infrastrutture energetiche.
Tuttavia, le cause strutturali della crisi —l'obsolescenza delle centrali termoelettriche e la cronica mancanza di combustibile, frutto di 67 anni di dittatura— rimangono escluse dal racconto ufficiale, che preferisce indicare l'embargo statunitense e presunti sabotatori come responsabili del collasso energetico che soffre il popolo cubano.
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