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I ministri degli Esteri di Cina, Wang Yi, e di Pakistan, Ishaq Dar, hanno presentato martedì a Pechino un'iniziativa congiunta in cinque punti per "ripristinare la pace e la stabilità nel Golfo e in Medio Oriente", secondo quanto riportato dall'agenzia ufficiale cinese Xinhua.
Entrambi i paesi chiedono la cessazione immediata delle ostilità, l'inizio quanto prima di colloqui di pace, la garanzia della sicurezza degli obiettivi non militari, la protezione della sicurezza della navigazione e la salvaguardia della primazia della Carta delle Nazioni Unite.
La proposta, a cui ha avuto accesso EFE, sottolinea la necessità di "fare tutti gli sforzi possibili per evitare la diffusione del conflitto" così come di "consentire l'ingresso di aiuti umanitari in tutte le zone colpite".
Per quanto riguarda le conversazioni di pace, si invita a "rispettare la sovranità, l'integrità territoriale, l'indipendenza nazionale e la sicurezza" non solo dell'Iran, ma anche degli Stati del Golfo, che sono stati attaccati da Teheran.
L'iniziativa chiede di "fermare immediatamente gli attacchi contro i civili e gli obiettivi non militari" e di "rispettare pienamente il diritto internazionale umanitario".
Ciò include le aggressioni contro le installazioni energetiche, le piante di dissalazione, le infrastrutture elettriche e le installazioni nucleari civili, dopo che alcune strutture nella zona sono state attaccate.
Per quanto riguarda la sicurezza della navigazione, compromessa dopo la chiusura di fatto dello stretto di Ormuz da parte delle forze iraniane, Cina e Pakistan esortano a "proteggere la sicurezza delle navi e degli equipaggi che rimangono trattenuti nelle acque interne dello stretto di Ormuz, a organizzare quanto prima il passaggio sicuro di navi civili e commerciali e a ripristinare la navigazione normale nello stretto il prima possibile".
Il comunicato, secondo il rapporto di EFE, conta sul sostegno di Arabia Saudita, Turchia ed Egitto, che concordano nel ritenere che l'estensione del conflitto "non favorisca nessuno e conduca solo a morte e distruzione".
"Il dialogo e la diplomazia sono gli unici mezzi validi per risolvere il conflitto", sottolinea il testo, che chiede un dialogo tra le parti contrapposte durante il quale "non devono usare né minacciare di usare la forza".
La proposta arriva in un momento di estrema tensione regionale, dopo aver registrato oltre 4.800 morti nel territorio iraniano a causa del conflitto in corso nella zona.
Il contesto è peggiorato quando l'Iran ha bloccato formalmente il 19 marzo lo Stretto di Hormuz, una decisione che ha innescato un'escalation diplomatica e militare senza precedenti nella regione.
I cancellieri dell'Arabia Saudita, della Turchia e dell'Egitto si sono riuniti per affrontare la crisi, in un segnale che la comunità internazionale sta cercando attivamente vie di de-escalation.
Il Pakistan si è posizionato come intermediario chiave tra le parti in conflitto, sfruttando i suoi legami storici sia con il mondo arabo che con l'Iran e la sua relazione strategica con la Cina.
Nel frattempo, Trump ha esteso il suo ultimatum all'Iran per riaprire lo Stretto di Hormuz, mantenendo la pressione su Teheran in mezzo agli sforzi diplomatici internazionali.
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