Il presidente statunitense Donald Trump ha dato sabato un ultimatum di 48 ore all'Iran per riaprire lo stretto di Hormuz.
“Se l'Iran non apre completamente, senza minacce, lo stretto di Ormuz entro 48 ore a partire da questo preciso momento, gli Stati Uniti attaccheranno e distruggeranno le sue varie centrali elettriche, iniziando dalla più grande! Grazie per la vostra attenzione a questa questione. Presidente Donald J. Trump”, ha scritto il repubblicano nel suo social network Truth.

L'ultimatum di Trump arriva poco dopo che un gruppo di 22 paesi ha chiesto anche sabato all'Iran la riapertura "immediata" dello stretto, dopo un'escalation di tensioni che minaccia il transito marittimo e l'approvvigionamento energetico globale.
La dichiarazione congiunta, diffusa dagli Emirati Arabi Uniti, gode del sostegno di potenze come Regno Unito, Francia, Germania, Giappone, Canada e Australia, tra gli altri alleati.
I firmatari hanno condannato “nei termini più energici” i recenti attacchi attribuiti a Teheran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, così come le azioni dirette contro infrastrutture civili, comprese le installazioni di petrolio e gas.
Hanno inoltre denunciato la chiusura de facto dello stretto di Ormuz da parte delle forze iraniane, una via chiave attraverso la quale transita circa un terzo del commercio mondiale di petrolio.
“Chiediamo all'Iran di cessare immediatamente le sue minacce, il posizionamento di mine, gli attacchi con droni e missili e qualsiasi tentativo di bloccare il passaggio alla navigazione commerciale”, si legge nel comunicato.
I paesi hanno anche esortato Teheran a rispettare la Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU e a decretare una “moratoria immediata e completa” sugli attacchi alle infrastrutture civili.
La tensione è aumentata questa settimana dopo che l'Iran ha lanciato missili contro la città industriale di Ras Laffan, in Qatar, dove si trova il più grande impianto di esportazione di gas naturale del mondo. Questo attacco segna una nuova fase nel conflitto e aumenta le preoccupazioni internazionali per l'impatto sui mercati energetici.
In parallelo, l'impatto sui mercati energetici inizia già a farsi sentire: lo stretto di Ormuz canalizza quasi un terzo del commercio mondiale di petrolio, per cui qualsiasi interruzione o minaccia fa schizzare la volatilità dei prezzi.
Sebbene il rilascio di riserve strategiche e un eventuale aumento della produzione possano attenuare il colpo, gli analisti avvertono che un'escalation sostenuta potrebbe portare a un significativo aumento del prezzo del petrolio a livello globale.
In questo senso, i firmatari hanno avvertito che le azioni iraniane avranno conseguenze globali, specialmente per i paesi più vulnerabili, colpendo le catene di approvvigionamento e la stabilità dei prezzi. In risposta, l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha autorizzato il rilascio coordinato di riserve strategiche di petrolio per mitigare l'impatto.
Lo stretto di Hormuz, considerato un punto nevralgico del commercio internazionale, torna così al centro di una crisi che mette a rischio la sicurezza globale e la stabilità economica in diverse regioni.
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