Marrero si vanta del programma di governo e assicura che "il deficit fiscale è stato inferiore a quanto pianificato"



Manuel Marrero CruzFoto © Captura YouTube/Canal Caribe

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Il primo ministro cubano Manuel Marrero Cruz ha affermato giovedì che nell'ultimo mese il deficit fiscale è stato inferiore a quanto pianificato di oltre 3.000 milioni di pesos e il conto corrente è rimasto in surplus, presentando questi dati come progressi del Programma Economico e Sociale del Governo per il 2026.

Nella sua pubblicazione su X, Marrero ha riconosciuto che l'implementazione del programma avviene "anche con gravi limitazioni a causa dell'assedio energetico", riferendosi alla crisi del carburante che paralizza l'isola.

Il budget dello Stato cubano per il 2026 prevede un deficit fiscale massimo di 74.500 milioni di pesos cubani (CUP), con entrate lorde di 484.121 milioni e spese totali di 550.590 milioni.

Che il deficit mensile sia stato inferiore di oltre 3.000 milioni rispetto a quanto pianificato rappresenta - oltre a confermare la veridicità del dato - un risultato positivo all'interno di questo contesto, sebbene la cifra risulti modesta rispetto al deficit annuale previsto.

Il ministro delle Finanze, Vladimir Regueiro Ale, aveva precedentemente indicato che alla chiusura di gennaio 2026 "il risultato della bilancia dei pagamenti è positivo e supera le previsioni".

Il Programma di Governo aggiornato lo scorso febbraio è stato approvato dal Consiglio dei Ministri dopo consultazioni popolari.

Include 10 obiettivi generali, 111 obiettivi specifici, 505 azioni e 309 indicatori. Le sue priorità sono l'autonomia imprenditoriale e municipale, la produzione locale di alimenti, il cambiamento della matrice energetica e il ridimensionamento dell'apparato statale.

Le cifre che presenta il primo ministro contrastano con un panorama economico che i dati ufficiali non riescono a dissimulare.

Il PIL cubano è diminuito del 5% nel 2025, accumulando una contrazione del 23% dal 2019, secondo il Centro di Studi dell'Economia Cubana. Economisti indipendenti prevedono una ulteriore contrazione del 7,2% nel 2026, ben lontano dall'1% di crescita stimato dal governo.

Il contesto è una crisi energetica senza precedenti. Cuba non riceve petrolio da oltre tre mesi, subisce interruzioni elettriche di almeno 15 ore al giorno e ha registrato sette collassi totali del Sistema Elettrico Nazionale nell'ultimo anno e mezzo, tra cui due nella settimana del 17 marzo e un altro il 22 marzo.

L'amministrazione Trump blocca le vendite di petrolio a Cuba dal gennaio 2026, esigendo la liberazione di prigionieri politici e riforme strutturali.

A questo scenario si aggiunge il fatto che GAESA, il conglomerato militare che controlla il 40% del PIL e il 95% delle transazioni in valuta del paese, opera senza obblighi fiscali, il che distorce qualsiasi analisi delle performance di bilancio ufficiali.

Cuba figura inoltre come la economia meno libera dell'America e la seconda peggiore al mondo nel 2026.

Un rapporto del Cuba Study Group pubblicato mercoledì stima che il risanamento della generazione elettrica cubana richiederebbe 6.612 milioni di dollari, una cifra che il regime è lontano dall'essere in grado di mobilitare.

El stesso Marrero ha ammesso giorni fa che l'apparato del governo "teme" di implementare il programma che ora difende come segno di progresso.

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