Cuba è l'economia meno libera dell'America e la seconda peggiore al mondo

Cubani in una strada dell'Avana.Foto © CiberCuba

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Cuba torna a comparire tra i paesi con meno libertà economica del pianeta. L'Indice di Libertà Economica 2026, elaborato dalla Heritage Foundation, colloca l'isola al 175° posto su 176 economie valutate, con un punteggio di 25,2 su 100, il che la inserisce nella categoria più bassa del ranking: economie “represse”. Solo la Corea del Nord si trova al di sotto.

Il risultato colloca Cuba anche come l'economia meno libera di tutta l'America, molto dietro a paesi della regione come Cile, Uruguay o Repubblica Dominicana, che presentano sistemi più aperti agli investimenti privati e al commercio internazionale.

Il rapporto analizza dodici indicatori raggruppati in aree chiave come lo stato di diritto, le dimensioni del governo, l'efficienza regolatoria e l'apertura del mercato. In quasi tutti questi indicatori, Cuba ottiene valutazioni molto basse, riflettendo un sistema economico in cui lo Stato esercita un controllo dominante sull'attività produttiva e finanziaria.

Uno degli aspetti più critici segnalati è la debolezza istituzionale. L'indice attribuisce all'isola 27,7 punti per i diritti di proprietà, 16 per l'efficacia giudiziaria e 33 per l'integrità governativa, il che indica gravi problemi nella tutela giuridica e nell'indipendenza delle istituzioni.

Queste condizioni, secondo il rapporto, riducono la fiducia degli investitori e ostacolano la creazione e l'espansione delle imprese, fattori chiave per la crescita economica.

Il documento mette in evidenza anche le restrizioni che deve affrontare l'attività privata. Cuba registra solo 41,4 punti in libertà imprenditoriale e 20 in libertà lavorativa, indicatori che riflettono gli ostacoli normativi per aprire imprese o sviluppare iniziative economiche al di fuori del controllo statale.

La situazione è simile per quanto riguarda l'apertura economica. Il paese ottiene 20 punti per la libertà commerciale e solo 10 per la libertà di investimento e finanziaria, il che evidenzia un'economia fortemente chiusa al capitale internazionale e con un sistema finanziario dominato dallo Stato.

A ciò si aggiunge una performance estremamente bassa delle finanze pubbliche. Nell'indice, Cuba riceve zero punti sia per la spesa governativa che per la salute fiscale, riflettendo le debolezze strutturali del modello economico e il peso dell'apparato statale nell'economia nazionale.

Il rapporto sottolinea inoltre che esiste una forte correlazione tra libertà economica e prosperità. I paesi classificati come "liberi" o "per lo più liberi" generano redditi pro capite più del doppio rispetto ai paesi con bassa libertà economica, e fino a tre volte superiori a quelli delle economie catalogate come "repressi", gruppo in cui si trova Cuba.

La classificazione di quest'anno non rappresenta una sorpresa. Da decenni, l'isola appare sistematicamente nelle ultime posizioni del ranking globale. Nel 2020, ad esempio, occupava il posto 178 su 180 paesi, mentre nel 2021 si è situata al 176 su 178, anch'essa tra le economie con minore libertà economica del mondo.

Secondo gli analisti dell'indice, il principale fattore dietro questi risultati è l'elevato grado di controllo statale sull'economia cubana. Lo Stato possiede gran parte dei mezzi di produzione, regola gli investimenti stranieri, controlla il sistema finanziario e mantiene ampie restrizioni per l'attività imprenditoriale indipendente.

In contrasto, il ranking globale del 2026 è guidato da Singapore, Svizzera e Irlanda, economie caratterizzate da mercati aperti, maggiore protezione della proprietà privata e normative più favorevoli per l'imprenditorialità e l'investimento.

L'indice, pubblicato annualmente dal 1995, si basa su dati della Banca Mondiale, organismi internazionali e analisi specializzate per misurare il grado di libertà economica in ogni paese.

Oltre alle cifre della classifica, i risultati riflettono una realtà che milioni di cubani vivono quotidianamente: scarsità di opportunità economiche, limitazioni nell’intraprendere e un sistema produttivo caratterizzato da controlli statali che, secondo diversi analisti, continuano a ostacolare la crescita e il benessere nell’isola.

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Redazione di CiberCuba

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