La creatrice di contenuti cubana Anna Sofía Benítez Silvente, conosciuta come Anna Bensi, ha rotto il silenzio dopo essere stata informata dei capi d'accusa mercoledì e di essere stata posta agli arresti domiciliari, in un caso che coinvolge anche sua madre e che ha suscitato un'attenzione crescente sia all'interno che all'esterno dell'isola.
In un video pubblicato poco dopo l'abbandono dell'unità di polizia, la giovane ha raccontato in prima persona ciò che è accaduto durante la sua convocazione presso la stazione della Polizia Nazionale Rivoluzionaria di Alamar, a L'Avana. La sua testimonianza, segnata da dettagli intimi e momenti di tensione, conferisce un volto umano a un processo legale che potrebbe tradursi in pene di fino a cinque anni di carcere.
“Oggi mi hanno accusato di un reato e mi hanno preso dichiarazione. Sono agli arresti domiciliari, non posso uscire dal paese né viaggiare tra province senza avvisare,” ha spiegato.
Secondo il suo racconto, è rimasta per circa un'ora all'interno dell'unità. Inizialmente è stata condotta in un ufficio insieme al suo avvocato, dove un istruttore — lo stesso che si occupa del caso di sua madre — e un altro ufficiale le hanno comunicato formalmente l'accusa.
Dopo aver concluso il processo legale e essersi trovata senza la presenza del suo avvocato, è stata portata in un'altra ufficio dove un'agente di polizia le ha sottoposto a un controllo corporeo scrupoloso.
“Mi ha controllato i capelli, ha dovuto togliermi l'acconciatura, la blusa, i pantaloni, mi ha toccato le scarpe per vedere se portavo qualcosa”, ha narrato.
Il verbale, redatto senza la presenza della sua difesa, è durato diversi minuti. Poco dopo, gli è stato restituito il documento d'identità e gli è stato comunicato che poteva andare via.
Nonostante l'esperienza, la giovane ha sottolineato il supporto ricevuto. “Sono super grata a tutte le persone che sono venute a starmi vicino e a coloro che hanno mostrato il loro sostegno sui social. Non solo supportano me e mia madre, ma anche una causa nazionale: la libertà,” ha affermato.
Il caso contro Anna Bensi e sua madre, Caridad Silvente Laffita, è nato dopo la pubblicazione di un video sui social media in cui si mostrava due uomini —uno dei quali identificato come agente del Ministero dell'Interno— mentre consegnavano una citazione ufficiale. Le autorità ritengono che la diffusione del materiale costituisca un reato relativo alla privacy e all'identità personale.
Tuttavia, la famiglia sostiene che il processo sia una rappresaglia per le denunce pubbliche fatte dalla giovane sui social media.
Il caso è stato anche contestato dal punto di vista legale. La difesa sostiene che il reato imputato richiede una querela diretta da parte della persona presuntamente colpita, il che metterebbe in discussione la validità del procedimento avviato dalle autorità.
Mentre il processo avanza tra accuse di opacità, la testimonianza di Anna Bensi aggiunge una dimensione personale a un caso che ha superato l'ambito giuridico ed è diventato simbolo di un dibattito più ampio sulle libertà e sui limiti nell'ambiente digitale cubano.
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