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Le speculazioni su un possibile avvicendamento ai vertici del potere a Cuba tornano a prendere piede, con la possibilità che un membro della famiglia Castro sostituisca Miguel Díaz-Canel come presidente dell'isola.
Secondo un rapporto dell'agenzia Associated Press (AP), esperti e analisti ritengono che l'attuale mandatario, nominato a suo tempo da Raúl Castro, potrebbe non completare il suo mandato a causa dell'aggravarsi della crisi economica ed energetica che attraversa il paese.
Díaz-Canel, che ha assunto la presidenza nel 2018, è stato visto come una figura priva di reale potere all'interno della struttura del regime, dove il controllo rimane concentrato nell'apparato militare guidato da Raúl Castro, ancora considerato la figura dominante a Cuba.
In questo scenario, due nomi legati al cerchio familiare dei Castro hanno guadagnato visibilità come possibili sostituti: Oscar Pérez-Oliva Fraga e Raúl Guillermo Rodríguez Castro.
Pérez-Oliva, nipote di Raúl Castro, è rapidamente salito di grado all'interno del governo.
Attualmente ricopre l'incarico di vicepremier e dirige il Ministero del Commercio Estero, posizioni che lo pongono in una posizione strategica all'interno dell'apparato statale.
Gli analisti lo descrivono come un profilo più tecnico e con esperienza nella gestione economica, il che potrebbe renderlo una figura di transizione all'interno del sistema, pur senza implicare cambiamenti strutturali profondi.
D'altra parte, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, conosciuto come “El Cangrejo” e nipote di Raúl Castro, è stato altresì citato nel contesto delle speculazioni.
Anche se non ha ricoperto ruoli ufficiali nel governo, è stato legato all'ambiente del potere, inclusi compiti di sicurezza vicini a suo nonno.
La sua recente apparizione in contesti legati a decisioni governative e contatti con funzionari statunitensi ha attirato l'attenzione degli osservatori, anche se gli esperti ritengono che il suo cognome potrebbe complicare la sua proiezione come figura di transizione di fronte a pressioni esterne.
Specialisti citati da AP concordano sul fatto che, al di là di chi ricopra la presidenza, il controllo reale del paese rimarrà nelle mani dell'establishment militare e di Raúl Castro, che a 90 anni continua a essere l'attore chiave all'interno del sistema.
“Il potere reale risiede nei militari”, avvertono gli analisti, che sottolineano come la leadership formale del Partito Comunista non implichi necessariamente una capacità decisionale efficace.
Il rapporto evidenzia anche il crescente malcontento sociale all'interno dell'isola, dove la carenza di cibo, i blackout e il deterioramento delle condizioni di vita hanno portato la situazione a livelli critici.
In questo contesto, la figura di Díaz-Canel è vista come sempre più indebolita e impopolare, specialmente dopo la repressione delle proteste di luglio 2021 e il peggioramento della crisi durante il suo mandato.
Nonostante le speculazioni, il regime ha rifiutato qualsiasi possibilità di cambiamenti spinti dall'esterno. Le autorità cubane hanno insistito sul fatto che il sistema politico e i suoi leader non sono soggetti a negoziati con altri paesi.
Tuttavia, l'attuale scenario solleva interrogativi su una possibile riorganizzazione interna del potere, nella quale, per la prima volta in decenni, non si esclude una lotta tra diverse figure dello stesso regime per il controllo del paese.
Recientemente, un rapporto pubblicato da The New York Times ha riportato che l'Amministrazione di Donald Trump starebbe cercando di allontanare dal potere il leader cubano Miguel Díaz-Canel come condizione per ottenere progressi significativi nei colloqui che mantiene con L'Avana.
Secondo quelle informazioni, funzionari statunitensi avrebbero comunicato ai negoziatori cubani che Díaz-Canel deve dimettersi, anche se lascerebbero alla parte cubana il modo di eseguire questo passo.
Tuttavia, il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha smentito il reportage e, attraverso il suo profilo su X, Rubio ha definito l'informazione come “notizia falsa” e ha criticato aspramente i media che, secondo lui, si basano su fonti poco affidabili.
Per parte sua, The New York Times ha risposto pubblicamente al segretario di Stato degli Stati Uniti, difendendo la veridicità delle informazioni e assicurando che Rubio non ha presentato alcuna refutazione fattuale al contenuto pubblicato.
Il regime cubano ha assicurato che non negozierà con gli Stati Uniti alcun cambiamento nel suo sistema politico né la rimozione di dirigenti come Miguel Díaz-Canel.
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