L'attacco di Israele al maggiore giacimento di gas in Iran aggrava la crisi energetica globale

Attacco contro il giacimento di gas South ParsFoto © X/@TuiteroSismico

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L'attacco di Israele contro il giacimento di gas South Pars, il più grande al mondo, in territorio iraniano, ha scatenato una nuova escalation in Medio Oriente che sta già influenzando i mercati energetici internazionali.

Dopo l'offensiva, l'Iran ha risposto con missili diretti verso le infrastrutture energetiche in Qatar e Arabia Saudita, intensificando le tensioni in una delle regioni chiave per l'approvvigionamento globale di petrolio e gas.

Come conseguenza, i prezzi dell'energia sono schizzati alle stelle: il petrolio Brent, riferimento internazionale, ha raggiunto i 115 dollari al barile, riflettendo la paura di interruzioni nella fornitura, secondo CNN.

Trump riprende l'attacco e lancia un avvertimento

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha criticato l'azione israeliana e ha affermato che Washington non era a conoscenza dell'attacco prima che avvenisse.

“Israele ha attaccato violentemente una importante installazione conosciuta come il campo di gas South Pars in Iran”, ha scritto in Truth Social.

Trump ha anche sottolineato che il Qatar —che condivide il giacimento con l'Iran, dove viene chiamato North Dome— non è stato coinvolto nell'offensiva.

Tuttavia, il mandatario ha lanciato un forte avvertimento a Teheran: se continueranno gli attacchi contro le infrastrutture energetiche in Qatar, gli Stati Uniti sono pronti a "far saltare" completamente il giacimento di South Pars.

Sebbene abbia detto di non voler "autorizzare quel livello di violenza e distruzione" per le sue implicazioni a lungo termine, ha chiarito che non esiterà ad agire se le rappresaglie iraniane dovessero persistere.

Rischio per la fornitura globale

Il conflitto minaccia direttamente uno dei punti più sensibili del mercato energetico mondiale. South Pars/North Dome concentra alcune delle maggiori riserve di gas naturale del pianeta ed è fondamentale per l'esportazione di gas naturale liquefatto (GNL), soprattutto dal Qatar.

L'escalation militare non solo aumenta il rischio di interruzioni nelle forniture, ma esercita anche una pressione al rialzo sui prezzi del petrolio e del gas, con potenziali effetti sull'inflazione e sull'economia globale.

Questo nuovo episodio conferma come il conflitto in Medio Oriente continui a essere un fattore determinante nella stabilità energetica globale, con ripercussioni immediate oltre la regione.

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Redazione di CiberCuba

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