Il regime cubano risponde ai nuovi avvertimenti di Trump e Marco Rubio

Marco Rubio e Carlos Fernández de Cossío.Foto © Collage/Redes Sociales

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Il regime cubano ha reagito questo martedì con un discorso provocatorio alle recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e del segretario di Stato, Marco Rubio, in un contesto caratterizzato da tensioni, contatti riservati e da una crisi interna sempre più acuta sull'isola.

Il viceministro degli Affari Esteri, Carlos Fernández de Cossío, è stato uno dei primi a rispondere pubblicamente. Attraverso il social network X, ha accusato Washington di mantenere una “guerra economica spietata” contro Cuba e di utilizzarla come pretesto per giustificare minacce più gravi.

“Gli Stati Uniti mantengono una guerra economica spietata che nega a Cuba l'accesso a finanziamenti, mercati, tecnologia e combustibili, ma accusano il paese di non saper gestire la propria economia e si aggrappano a questo pretesto per minacciare un'aggressione militare e l'ambizione di impossessarsi”, ha scritto il funzionario.

Le sue parole arrivano appena poche ore dopo che Marco Rubio ha attaccato duramente il sistema cubano dal Salotto Ovale. Il capo della diplomazia statunitense è stato categorico nel dichiarare che “il nocciolo della questione è che la sua economia non funziona” e ha sostenuto che il problema dell'isola è strutturale, risultato di decenni di dipendenza dai sussidi esterni.

Rubio è andato oltre, mettendo in discussione direttamente l'attuale leadership. Ha affermato che coloro che sono al comando “non sanno come risolvere” e ha sostenuto la necessità di un cambiamento profondo nella cima del potere: “Devono mettere persone nuove al comando”.

In parallelo, Donald Trump ha alzato il tono politico per confermare che ci sono conversazioni in corso con L'Avana e che potrebbero portare a risultati nel breve termine. “Cuba sta parlando con Marco Rubio, faremo qualcosa molto presto”, ha affermato, dopo aver definito il giorno precedente l'isola come una "nazione fallita".

Il contesto di queste dichiarazioni è particolarmente delicato. Cuba sta attraversando una crisi economica ed energetica senza precedenti recenti, aggravata dalla sospensione della fornitura di petrolio venezuelano. La mancanza di carburante ha portato a blackout massivi, carenze e a un crescente malessere sociale all'interno del paese.

Mentre Washington preme con richieste che includerebbero cambiamenti nella leadership politica cubana come condizione per progredire in qualsiasi accordo, il regime cerca di proiettare una narrazione di resistenza di fronte a quella che considera una politica ostile degli Stati Uniti.

Tuttavia, il contrasto tra i due discorsi riflette una realtà più complessa: contatti che lo stesso governo cubano ha negato per mesi, riforme economiche che da Washington considerano insufficienti, e una popolazione che continua a subire il peso diretto della crisi.

In quel contesto, le dichiarazioni pubbliche sembrano solo la punta visibile di una trattativa molto più profonda, il cui esito potrebbe segnare il futuro immediato di milioni di cubani dentro e fuori dall'isola.

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