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Il governante cubano Miguel Díaz-Canel ha nuovamente elogiato la stampa statale e rivendicato il suo ruolo all'interno del sistema politico del paese, durante un incontro con rappresentanti dei media ufficiali in occasione della Giornata della Stampa Cubana.
In un messaggio su Facebook, Díaz-Canel ha descritto l'incontro come uno scambio "franco e istruttivo" con professionisti dei mezzi di comunicazione che, secondo quanto affermato, affrontano difficoltà nel relazionare al popolo.
"È un onore condividere con loro la stessa trincea nella difesa della verità e nella rivendicazione di Cuba", ha scritto riguardo ai portavoce che lavorano nei media controllati dallo Stato.
Un discorso ripetuto di fronte a una crisi profonda
L'incontro è stato ampiamente riportato dal quotidiano ufficiale Granma, che ha affermato che il settore della stampa "sta combattendo e innovando" nonostante le difficoltà.
Secondo il rapporto, il governante ha conversato con oltre 80 rappresentanti di media stampati, radio, televisioni, digitali e agenzie, oltre a specialisti dei social media e dirigenti del sistema di comunicazione statale.
Durante la riunione, Díaz-Canel ha ribadito la narrativa che il regime ripete da anni: la stampa ufficiale come "trincea ideologica".
Affermò che i mezzi di comunicazione statali sono in "prima linea" in quello che ha descritto come una confrontazione globale contro il paese, che ha definito "guerra di sesta generazione", una mescolanza -secondo le sue parole- di guerra ideologica, culturale e comunicativa.
Chiese ai giornalisti di rafforzare il loro ruolo in questa battaglia mediatica e di utilizzare strumenti tecnologici come i social media, le piattaforme digitali e l'intelligenza artificiale per difendere la narrazione ufficiale.
Ha anche fatto riferimento al declino dei giornali cartacei e ha suggerito che le versioni su carta dovrebbero pubblicare testi più riflessivi, con maggiore profondità e valore letterario, mentre le informazioni immediate dovrebbero rimanere sulle piattaforme digitali.
Una stampa allineata con il potere
Durante l'incontro, il governante ha ribadito che la stampa cubana deve essere "all'altezza della rivoluzione" e che la sua funzione è quella di promuovere la partecipazione popolare, l'unità e il controllo sociale.
Il suo discorso evidenzia ancora una volta il ruolo subordinato che i media ufficiali svolgono all'interno del comunismo, dove la stampa non agisce come un contro-potere né come un controllore del governo, ma piuttosto come un apparato di diffusione del discorso del Partito.
In Cuba non esistono mezzi indipendenti legali né libertà di esercitare il giornalismo al di fuori delle strutture statali. I giornalisti che cercano di lavorare in modo autonomo spesso affrontano molestie, sorveglianza, interrogatori, arresti o esilio forzato.
Gli elogi di Díaz-Canel nei confronti della stampa statale contrastano con la realtà di un sistema mediatico che risponde direttamente al potere politico e che tende a riprodurre senza interrogativi i messaggi del governo.
Una disconnessione evidente con ciò che accade nel paese
Le dichiarazioni del governante sono state rilasciate in un momento particolarmente teso per il paese, caratterizzato da proteste e un crescente malessere sociale.
Il contrasto è stato particolarmente evidente sabato, quando Díaz-Canel elogiava i mezzi di comunicazione ufficiali mentre risuonavano ancora le immagini di quanto accaduto la notte precedente a Morón.
Nel comune avileño, centinaia di cittadini sono scesi in strada in mezzo ai blackout, alla scarsità di cibo e al deterioramento generale delle condizioni di vita.
I manifestanti batterono pentole, marciarono con torce e intonarono slogan come "Libertà!" e "Patria e Vita!".
Un gruppo si è radunato di fronte all'Unità di Polizia gridando "Libertà!", con i volti scoperti, mentre i sicari osservavano soltanto dalla porta.
Altri video diffusi sui social media hanno mostrato come i manifestanti sono entrati nella sede municipale del Partito Comunista e hanno portato via mobili, documenti e propaganda politica che sono stati poi incendiati in mezzo alla strada.
Durante i disordini si è anche riferito che un giovane sarebbe rimasto ferito da colpi di arma da fuoco della polizia, anche se le autorità non hanno confermato ufficialmente tale fatto.
Mentre tutto ciò accadeva, i mezzi di informazione statali offrivano una versione molto diversa degli eventi.
Il giornale provinciale Invasor ha descritto quanto accaduto come semplici "atti vandalici" protagonizzati da un gruppo manipolato dall'esterno e ha assicurato che in città regnava la calma.
La copertura ufficiale ha ignorato le cause del malcontento sociale e ha ridotto la protesta a un episodio isolato, in linea con la consueta narrativa del regime.
Internet interrotto e arresti
Dopo l'esplosione delle manifestazioni, residenti e attivisti hanno denunciato un'interruzione del servizio Internet a Morón che ha ostacolato la diffusione di immagini e testimonianze in tempo reale.
Organizzazioni indipendenti hanno anche segnalato arresti nel contesto delle proteste.
L'organizzazione legale Cubalex ha informato di almeno 14 arresti legati all'ondata di manifestazioni registrate durante il mese di marzo, iniziate l'8 di questo mese dopo il collasso della centrale termoelettrica Antonio Guiteras.
La crisi energetica ha ulteriormente aggravato la scarsità di cibo, combustibile e beni di prima necessità, alimentando il malcontento sociale.
La stampa che il potere celebra
In mezzo a questo scenario, il discorso di Díaz-Canel sulla "trincea della verità" e il ruolo della stampa statale sono scollegati dalla realtà vissuta da milioni di cubani.
Mentre il governo elogia i media che riproducono la sua narrativa politica, una parte crescente della popolazione cerca informazioni sui social media e su mezzi indipendenti per conoscere realmente ciò che accade nel paese.
Le organizzazioni internazionali hanno anche messo in dubbio in modo severo la situazione del giornalismo nell'Isola.
L'organizzazione Reporters Sans Frontières ha posizionato Cuba al 165° posto su 180 paesi nel suo indice di libertà di stampa per il 2025, uno dei risultati peggiori del continente.
Il presidente Díaz-Canel è stato incluso nel 2021 nella lista dei "predatori della stampa" redatta da quell'organizzazione dopo la repressione delle proteste dell'11 luglio di quell'anno.
Nonostante ciò, il governante continua a presentare il sistema mediatico statale come un modello di indipendenza e impegno per la verità, una narrativa che contrasta sempre di più con la percezione di molti cittadini che vedono in quei mezzi un'estensione dell'apparato di propaganda del regime.
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