Rosa María Payá: "Il popolo cubano è stanco"

Rosa María PayáFoto © Captura de X / Rosa María Payá

La oppositrice cubana Rosa María Payá ha affermato che “il popolo cubano è stanco” e ha sostenuto che le recenti proteste sull'Isola esprimono l'esaurimento di una popolazione che, secondo quanto dichiarato, si sta sollevando “non contro l'embargo, ma contro il regime che ci opprime”.

Il suo pronunciamento è avvenuto in un contesto di tensione generata dalle manifestazioni a Morón, Ciego de Ávila, e dalla risposta ufficiale del regime, che ha nuovamente attribuito la crisi al “blocco energetico” e ha avvertito che non tollererà “violenza” né “vandalismo”.

Nel messaggio, Payá ha presentato il malcontento sociale a Cuba come il risultato di decenni di repressione.

“La gente cubana è stanca. Da 67 anni, questa dittatura ci ha [negato] i nostri diritti umani più basilari, la nostra umanità, la nostra dignità, il nostro futuro”, ha espresso.

A partire da questa premessa, ha affermato che la cittadinanza si sta sollevando perché "meritiamo nulla meno della libertà".

L'oppositrice ha anche lanciato un appello politico più ampio, affermando che "questa dittatura deve finire, e deve finire adesso", prima di chiedere supporto internazionale con la frase: "Per favore, state con noi".

L'esplosione popolare a Morón

Le parole di Payá coincidono con una nuova ondata di malcontento cittadino, particolarmente visibile a Morón, dove durante la notte sono circolati numerosi video di gruppi di cittadini che percorrevano le strade, lanciando slogan contro il governo e organizzando cacerolazos.

Queste manifestazioni si sono verificate in un contesto di crescente malessere per i prolungati blackout, la scarsità di cibo e il deterioramento generale delle condizioni di vita.

Durante quelle proteste si sono registrati anche scontri di fronte alla sede municipale del Partito Comunista, dove ci sono stati incendi in strada e danni all'edificio.

Uno dei momenti più delicati è stato catturato in un video ampiamente diffuso su internet, nel quale si vede un giovane cadere ferito dopo aver udito uno sparo mentre si trovava nei pressi dell'immobile partitico.

Nelle immagini, diverse persone lo assistono e lo trasferiscono su uno scooter verso un ospedale.

Tuttavia, i media ufficiali hanno negato che ci siano stati spari contro i manifestanti e hanno sostenuto che la ferita fosse stata causata da una caduta.

La reazione del regime è giunta attraverso diverse vie. Roberto Morales Ojeda, membro del Bureau Politico e segretario per l'Organizzazione del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, ha scritto su X che la mancanza di carburante, “aggravata dal blocco energetico imposto dal governo degli Stati Uniti”, ha complicato il funzionamento del Sistema Elettrico Nazionale e ha provocato un aumento dei blackout.

Ha aggiunto che il malcontento popolare è comprensibile, ma ha sostenuto che “la violenza, il vandalismo e il disordine sono inaccettabili”.

Miguel Díaz-Canel, da parte sua, ha anche scritto su X che le richieste sono “legittime” purché vengano espresse con “civiltà” e “rispetto per l'ordine pubblico”.

Nel suo messaggio ha di nuovo incolpato gli Stati Uniti per i blackout, parlando di “blocco energetico”, e ha concluso con un avvertimento diretto: “Per il vandalismo e la violenza non ci sarà impunità”.

La narrativa ufficiale ha cercato di presentare quanto accaduto a Morón come disordini isolati guidati da un piccolo gruppo di persone manovrate dall'esterno.

I media ufficiali hanno riportato cinque arresti, mentre profili legati a istituzioni governative hanno diffuso nel cuore della notte video di strade vuote per sostenere che la città si trovava "in totale tranquillità".

La dichiarazione di Rosa María Payá si colloca come un'impugnazione frontale al racconto ufficiale.

Mentre il regime insiste nel spiegare la crisi con il blocco e nel delegittimare le proteste quando sfociano in disordini, l'attivista sostiene che la radice dell'esplosione sta nell'esaurimento accumulato della popolazione di fronte a decenni di repressione, carenze e mancanza di libertà.

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Redazione di CiberCuba

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