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In questo 8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, le cubane non celebrano dalla comodità né dall'abbondanza. Celebrano —se mai— dalla resistenza.
Dalle cucine senza gas, dai blackout interminabili, dalle code che iniziano all'alba e dall'angoscia quotidiana di non sapere quale cibo ci sarà domani per i figli.
La donna cubana di oggi porta sulle spalle una delle crisi più profonde della storia recente del paese. È colei che inventa quando non c'è nulla, colei che moltiplica un pezzo di pollo affinché basti per tutti, colei che consola i bambini nel mezzo del caldo di un blackout e colei che ogni giorno esce a cercare soluzioni dove lo Stato ha smesso di offrirle.
Sono madri, nonne, figlie, professioniste, imprenditrici, caregiver e anche — sempre di più — voci che non tacciono di fronte all'ingiustizia.
Tra di esse ci sono quelle che protestano per le strade a causa della mancanza di luce, quelle che chiedono medicine per i loro figli, quelle che denunciano abusi e quelle che, con enorme coraggio, hanno pagato persino con la prigione il prezzo di chiedere libertà.
Per decenni sono state pronunciate parole di "conquiste", ma molte di queste promesse si sono trasformate in parole vuote di fronte alla realtà della fame, della scarsità, della migrazione di massa e della disperazione.
Tuttavia, se c'è una cosa che ha dimostrato la donna cubana è che sa resistere… e sa anche cambiare la storia.
Oggi, mentre Cuba vive momenti decisivi e cresce la pressione internazionale affinché il regime rendano conto e si apra la strada a una transizione democratica, il ruolo delle donne sarà fondamentale. Perché in ogni quartiere, in ogni famiglia e in ogni comunità, sono loro a sostenere la vita del paese.
Alle cubane —quelle che vivono dentro e quelle della diaspora— appartiene anche il futuro.
Che questo 8 marzo non sia solo un promemoria del sacrificio, ma l'inizio di una speranza reale: quella di una Cuba in cui nessuna donna debba scegliere tra dignità e sopravvivenza.
Una Cuba libera, prospera e giusta, dove finalmente possano vivere dignitosamente —e non solo resistere.
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