La giornalista cubana descrive i blackout come una “tortura psicologica” in mezzo a una crisi elettrica senza fine



“Questa non è vita”: una giornalista cubana descrive l'esaurimento sociale a causa dei blackout a CubaFoto © CiberCuba/Gemini

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La giornalista cubana Yirmara Torres Hernández, ha descritto sabato questa crisi energetica che vive il paese come una forma di “tortura psicologica”, riferendosi all’usura fisica e mentale che subiscono i cittadini dopo giorni di blackout prolungati e al recente collasso del Sistema Elettrico Nazionale (SEN).

In una riflessione pubblica sul suo profilo di Facebook, Torres ha raccontato che anche prima della caduta del SEN mercoledì a mezzogiorno, alcuni circuiti accumulavano diversi giorni con appena elettricità.

Captura di Facebook/Yirmara Torres Hernández

Ha spiegato che nella zona in cui risiede, a Matanzas, i blackout raggiungevano le 32, 24 e anche 26 ore consecutive, con appena due o tre ore di servizio.

Ha anche menzionato il caso del circuito dove vivono i suoi genitori, nel comune matancero di Colón, dove i black-out hanno superato le 40 ore consecutive.

“Uno è un inseguitore delle briciole di corrente che ti danno”, ha scritto la comunicatrice, descrivendo come i cittadini debbano organizzarsi all'alba o in qualsiasi momento per cucinare, caricare i telefoni o illuminare le proprie case quando l'elettricità appare brevemente.

Captura di Facebook/Yirmara Torres Hernández

L'ex presidente dell'Unione dei Giornalisti di Cuba (UPEC) nel territorio occidentale ha affermato che la situazione attuale aggrava ulteriormente la precarietà, poiché dopo il collasso del SEN alcuni territori continuano a non ricevere elettricità, mentre altri riescono a recuperarla in modo parziale.

“Già, la verità è che non penso. Deliro e non per febbre”, ha espresso nel suo post, dove ha anche messo in dubbio se coloro che non hanno batterie, generatori o pannelli solari potranno riprendersi dall'impatto psicologico che provoca vivere per anni con blackout.

Il suo testimonio si è esteso oltre il problema elettrico e ha menzionato altre difficoltà quotidiane, come la scarsità di cibo, la mancanza d'acqua -che ha detto di risolvere comprando le cisterne da mesi-, il deterioramento dei trasporti e la difficoltà nell'acquistare farmaci.

Il testo ha generato numerose reazioni da parte dei cittadini che hanno condiviso esperienze simili.

Alcuni utenti hanno parlato di "crudeltà" e di un deterioramento progressivo della salute mentale causato dai blackout prolungati, mentre altri hanno affermato che molte famiglie sentono di essere appena in grado di "sopravvivere" nelle attuali condizioni.

La testimonianza di Torres si verifica in mezzo a una delle crisi energetiche più gravi degli ultimi anni a Cuba.

Nei giorni recenti, il deficit di generazione ha superato i 2.000 MW durante le ore di punta, il che ha provocato interruzioni di corrente che in alcune zone superano le 20 ore giornaliere.

La fermata mercoledì della centrale termoelettrica Antonio Guiteras, la più grande del paese, a causa di un guasto alla caldaia, ha provocato una reazione a catena che ha lasciato senza elettricità gran parte del territorio nazionale.

La crisi elettrica è il risultato di una combinazione di fattori strutturali, tra cui il deterioramento degli impianti termoelettrici, la mancanza di manutenzione e la scarsità di combustibile che tiene ferma buona parte della generazione distribuita.

Torres ha già messo in discussione in altre occasioni la gestione delle crisi all'interno dell'isola. In pubblicazioni precedenti ha denunciato la mancanza di trasparenza nella gestione dell'epidemia di chikungunya a Matanzas e ha anche avvertito riguardo l'aumento del numero di cubane e cubani che soffrono la fame.

La sua nuova testimonianza si aggiunge a un'ondata di denunce da parte dei cittadini che riflettono il malcontento sociale provocato dai prolungati blackout, in un contesto in cui il SEN continua a operare con una capacità molto limitata.

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