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L'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran ha iniziato a influenzare il portafoglio dei consumatori americani, con un aumento dei prezzi della benzina spinto dall'innalzamento del prezzo del petrolio nei mercati internazionali, secondo quanto riportato da Reuters.
Analisti citati dall'agenzia hanno segnalato che il prezzo medio nazionale nelle stazioni di servizio è destinato a superare livelli non visti da oltre tre mesi, in un contesto di crescente tensione in Medio Oriente dopo gli attacchi congiunti di Washington e Israele contro il territorio iraniano.
Il rialzo è legato all'aumento del prezzo del petrolio Brent, che è salito con forza per la paura di interruzioni nell'approvvigionamento globale.
L'Iran, uno dei principali produttori di petrolio al mondo, ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, una via strategica attraverso la quale transita circa un quinto del petrolio commerciato a livello mondiale.
Le compagnie di navigazione e i grandi distributori di energia hanno iniziato ad evitare quella rotta, aumentando l'incertezza nei mercati. Almeno diverse petroliere hanno segnalato incidenti nella zona, il che esercita ulteriore pressione sui prezzi.
Esperti del settore energetico hanno indicato che il petrolio reagisce prima alle tensioni geopolitiche e che l'effetto sulla benzina tende a farsi sentire in modo graduale, sebbene abbiano avvertito che la volatilità potrebbe intensificarsi se il conflitto si protrae.
Oltre al fattore geopolitico, i prezzi erano già in aumento a causa della transizione verso il carburante estivo, più costoso a causa delle normative ambientali, e per l'aumento stagionale della domanda durante i mesi delle vacanze.
Se la crisi si estende e il flusso di petrolio nel Golfo Persico continua a essere compromesso, gli analisti non escludono nuovi aumenti dei prezzi nei distributori statunitensi nelle prossime settimane.
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