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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di credere che il leader supremo dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, sia morto dopo l'attacco congiunto degli Stati Uniti e di Israele contro la Repubblica Islamica.
“Crediamo che sia corretto,” ha affermato Trump in un'intervista con NBC News quando è stato interrogato su notizie riguardanti la presunta morte del leader iraniano.
La dichiarazione di Trump non equivale a una conferma ufficiale e arriva in mezzo a versioni contrastanti: mentre da Israele si è parlato di “segnali” che Khamenei “non è più vivo”, le autorità iraniane hanno evitato di confermarlo e un alto funzionario iraniano ha detto a NBC News che il leader supremo è vivo “per quanto ne so”.
Un rapporto diffuso da EFE riporta che Trump ha risposto a NBC News di ritenere “corretta” l'informazione sulla possibile morte dell'ayatollah, in riferimento all'attacco congiunto.
In pubblicazioni della stessa intervista, Trump ha anche definito l'operazione un "successo" e ha sostenuto che "la maggior parte" di coloro che prendono decisioni in Iran "se ne è andata", senza fornire prove in quel momento.
In parallelo, i media internazionali hanno riportato che il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che ci sono "molti segnali" che Khamenei sia morto, senza però presentare prove verificabili in modo indipendente.
Allo stesso tempo, il cancelliere iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Khamenei era vivo “per quanto ne so”, una frase che ha alimentato l'incertezza invece di chiarirla.
Fino a questo momento, quanto verificato pubblicamente è che Trump ha espresso la sua convinzione nella veridicità dei rapporti sulla morte del leader supremo iraniano dopo gli attacchi, ma senza una conferma ufficiale da parte dell'Iran né prove indipendenti conclusive presentate al momento.
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