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La Santa Sede starebbe realizzando un'attività di mediazione diplomatica tra Stati Uniti e Cuba, sebbene fonti vicine alla Segreteria di Stato del Vaticano avvertano che il panorama “non è né roseo né facile”, sia per la complessità della relazione bilaterale che per la distanza tra Papa Leone XIV e il presidente statunitense Donald Trump, secondo quanto riportato da Agenzia Nova da Roma.
La agenzia ha citato una fonte vicina al cardinale Pietro Parolin —segretario di Stato del Vaticano— quando è stata consultata riguardo a conversazioni in corso con il cancelliere cubano Bruno Rodríguez Parrilla e con l'incaricato d'affari degli Stati Uniti a L'Avana, Mike Hammer, i quali, secondo il rapporto, si trovano attualmente a Roma.
La nota sostiene che Roma è diventata il centro di un'intensa attività diplomatica attorno a Cuba.
Secondo il rapporto, Rodríguez Parrilla è arrivato nella capitale italiana il 25 febbraio e cercherà di affrontare con la Santa Sede la situazione sull'isola, nel contesto di quella che il testo descrive come una politica americana di “massima pressione economica”.
Lo stesso ufficio aggiunge che le conversazioni potrebbero coinvolgere anche Mike Hammer, il quale —secondo "altre fonti diplomatiche" citate— si trovava a Roma dopo recenti trattative in Italia legate al reclutamento di medici cubani, e dopo incontri in diversi ambiti.
La freddezza con la Casa Bianca complica la mediazione, secondo la fonte
Uno degli elementi che, secondo la fonte citata da Agenzia Nova, rende difficile la mediazione è lo stato delle relazioni tra il Vaticano e la Casa Bianca.
Come segno di quella freddezza, il rapporto afferma che il Papa ha deciso di visitare Lampedusa il 4 luglio e di rifiutare un invito a Washington per le celebrazioni del 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti, un invito che - secondo il testo - sarebbe stato consegnato personalmente dal vicepresidente JD Vance, in base a una rivelazione della rivista Time menzionata dall'agenzia.
In questo contesto, la fonte segnala che l'“interlocutore privilegiato” del Vaticano continuerebbe a essere il segretario di Stato Marco Rubio.
Il rapporto collega la mediazione con segnali di preoccupazione ecclesiale per la crisi a Cuba. Il 1° febbraio, al termine della preghiera dell'Angelus, Papa Leone XIV ha espresso preoccupazione per la “sofferenza del caro popolo cubano”.
Menziona anche che, il 31 gennaio, i vescovi cubani hanno diffuso un messaggio in cui esprimono “profonda preoccupazione” per il deterioramento sociale ed economico, segnalando il “rischio reale” di un ulteriore collasso sociale, specialmente dopo le recenti decisioni attribuite al presidente Trump mirate a bloccare il fornitura energetica dell'isola, con il conseguente pericolo di caos e violenza.
Secondo il documento, i vescovi cubani avevano previsto una visita al Vaticano dal 16 al 20 febbraio, ma l'hanno rinviata a causa del deterioramento della situazione socioeconomica nel paese.
Riunioni di Hammer in Vaticano e contatti con la Chiesa cubana
Agenzia Nova ha riferito che Hammer ha trattato la situazione a Cuba con il segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, Paul Richard Gallagher, durante un incontro al quale hanno partecipato anche l'ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, nel quale è stato sottolineato il ruolo della Chiesa Cattolica nell'isola.
Il rapporto aggiunge che Hammer ha incontrato a Roma il vescovo di Guantánamo-Baracoa, Silvano Pedroso Montalvo, che era stato ricevuto in udienza dal Papa e rimaneva a Roma a causa di una gastrite, secondo un comunicato citato dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici di Cuba.
Inoltre, il testo sostiene che Hammer si sia incontrato con exiliati cubani in Italia e abbia chiesto loro di sostenere una transizione “pacifica e rapida”, citando dichiarazioni a lui attribuite a EFE riguardo alla necessità di unire gli sforzi —inclusi il Vaticano e il governo italiano— per sostenere una transizione “presto e in pace”.
Il precedente del Venezuela: mediazione fallita prima di un'operazione militare
La pezzo di Agenzia Nova ricorda che la Santa Sede avrebbe tentato in precedenza —senza successo— di mediare tra gli Stati Uniti e il Venezuela prima di un'operazione militare statunitense a Caracas il 3 gennaio, durante la quale Nicolás Maduro fu allontanato dalla sua residenza, secondo quanto riportato.
Secondo quella versione, Parolin avrebbe chiesto il 24 dicembre all'ambasciatore Brian Burch di offrire un'uscita a Maduro e avrebbe anche tentato di contattare Rubio per evitare un spargimento di sangue, anche se la Casa Bianca ha deciso di procedere con l'operazione.
Il rapporto presenta la mediazione vaticana come attiva, ma sottolinea che il contesto è difficile e che non si tratta di un processo "semplice" né con garanzie di successo.
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