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Il regime cubano ha reagito informalmente dopo la notizia dell'uscita dei medici dall'isola che prestavano servizio in Honduras. La risposta è arrivata dal viceministro delle Relazioni Estere, Carlos Fernández de Cossío, che ha definito un “delitto” privare un paese delle sue fonti legittime di reddito.
La dichiarazione è stata pubblicata sui social media X come risposta diretta a un reportage di Bloomberg che ha riportato che Honduras è diventata l'ultima nazione a rinunciare ai lavoratori medici cubani, in mezzo alle pressioni di Washington per tagliare le fonti di finanziamento al governo di La Habana.
"'Choke' è la parola giusta", ha scritto il diplomatico, in riferimento al termine usato dai media statunitensi. E ha aggiunto: "Privare un paese di servizi sanitari di qualità è un crimine. Privare un altro di fonti legittime di reddito è una punizione collettiva, anch'essa un crimine."
Il messaggio non solo ha difeso l'operato sanitario delle brigate, ma ha anche messo in luce la dimensione economica che ha per il regime l'esportazione di servizi medici, considerata la principale fonte di valuta estera del paese negli ultimi anni.
La reazione ufficiale si verifica dopo che il governo honduregno ha deciso di non rinnovare il contratto che consentiva la presenza di 128 medici cubani sul suo territorio. Il contratto scade la prossima settimana e gli specialisti torneranno sull'isola all'inizio di marzo, come confermato dalle autorità locali.
Tegucigalpa ha assicurato che i professionisti cubani saranno gradualmente sostituiti da medici nazionali o stranieri accreditati, in una decisione che il segretario delle Comunicazioni dell'Honduras ha definito parte di una nuova orientamento della politica estera.
Il movimento dell'Honduras si aggiunge al ritiro progressivo annunciato dal Guatemala e a decisioni simili adottate da altri paesi della regione. Insieme, queste misure colpiscono uno schema che per anni è stato presentato da L'Avana come un esempio di solidarietà internazionale, ma che al contempo rappresenta uno dei pilastri finanziari dello Stato cubano.
Il rapporto di Bloomberg ha inquadrato la decisione honduregna all'interno di una strategia degli Stati Uniti per limitare le fonti di reddito del governo cubano, sottolineando che ogni cancellazione di accordi medici riduce il flusso di valute verso l'isola.
La risposta di Fernández de Cossío, nel denunciare "castigo collettivo", colloca il dibattito sul piano politico e mette in evidenza la crescente preoccupazione del regime di fronte alla perdita di contratti all'estero, in un momento in cui l'economia cubana sta attraversando una delle sue crisi più gravi degli ultimi decenni.
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