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Appena poche ore dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegali la maggior parte dei dazi globali imposti con poteri di emergenza, il presidente Donald Trump ha controbattuto con un annuncio che scuote nuovamente il commercio mondiale: un dazio globale del 15% con effetto immediato e l'avvertimento che potrebbe aumentare.
In un messaggio pubblicato sul suo social network Truth Social, Trump ha confermato che applicherà il dazio a quei paesi che, secondo lui, hanno "fregato gli Stati Uniti per decenni" e ha lasciato aperta la possibilità di nuovi aumenti nei prossimi mesi. "L'Amministrazione determinerà e emetterà i nuovi dazi legalmente consentiti", ha scritto, con un tono provocatorio dopo la battuta d'arresto giudiziaria.
La sentenza che ha scatenato la tempesta
La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti è stata chiara: il presidente non può imporre dazi ai sensi della Legge sui Poteri Economici Internazionali per Emergenze (IEEPA) perché quella norma non autorizza espressamente la creazione di tasse.
Con sei voti favorevoli e tre contrari, la Corte ha annullato retroattivamente buona parte dei dazi "reciprocati" che Trump aveva imposto a decine di paesi, inclusi oneri fino al 34% per la Cina e tariffe generali del 10% per la maggior parte delle importazioni.
L'impatto non è trascurabile: oltre 150.000 milioni di dollari raccolti nell'ultimo anno potrebbero essere soggetti a richieste di rimborso. Le aziende importatrici hanno già avviato azioni legali, il che apre un complesso fronte economico e di bilancio.
Il “piano B” di Trump
Lontano dal ritirarsi, il mandatario ha annunciato che utilizzerà la Sezione 122 della Legge sul Commercio del 1974, che consente di applicare dazi fino al 15% per un massimo di 150 giorni.
“El Supremo non ha annullato i dazi in sé, solo un uso particolare della legge”, ha affermato Trump davanti alla stampa. Come ha spiegato, i tributi per motivi di sicurezza nazionale —come quelli applicati all'acciaio e all'alluminio— rimarranno in vigore.
Il presidente ha menzionato anche altri strumenti legali, inclusa la Sezione 232 della Legge di Espansione Commerciale del 1962, firmata all'epoca da John F. Kennedy, e ha persino evocato la storica Legge Tariffaria Smoot-Hawley del 1930, simbolo del protezionismo estremo durante la Grande Depressione.
Tensione politica e fiscale
L'annuncio arriva in un momento particolarmente delicato. Trump aveva proposto di finanziare assegni da 2.000 dollari per le famiglie di classe media e di aumentare la spesa militare utilizzando le entrate tariffarie. Con la sentenza del tribunale, quella fonte di finanziamento si trova in discussione.
Il deficit federale previsto per il 2025 potrebbe avvicinarsi ai due trilioni di dollari, mentre il debito pubblico oscilla attorno al 100% del PIL. La possibilità di dover restituire miliardi alle aziende aggiunge pressione al dibattito sul bilancio nel Congresso.
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