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La crescente accumulazione di rifiuti all'Avana è balzata agli onori della cronaca internazionale, dopo che Reuters ha pubblicato un reportage sulla crisi sanitaria che colpisce la capitale cubana.
Montagne di rifiuti si accumulano negli angoli e lungo le strade, con un forte odore di decomposizione, sciami di mosche e la presenza sempre più visibile di ratti.
I dati citati indicano che solo 44 dei 106 camion di raccolta della città sono operativi a causa della scarsità di carburante, il che ha rallentato drasticamente il servizio.
“È passato più di 10 giorni da quando è passato un camion della spazzatura,” ha dichiarato un residente dell'Avana, riflettendo il malessere della cittadinanza.
Il regime cubano attribuisce la crisi dei rifiuti all'inasprimento delle sanzioni statunitensi e al calo della fornitura di petrolio —dopo la sospensione delle spedizioni da Venezuela e Messico—, ma la verità è che questa situazione con i rifiuti solidi a Cuba non è un fenomeno recente.
Da almeno due decenni, l'inefficienza strutturale, la mancanza di investimenti in infrastrutture e l'obsolescenza del parco automobilistico hanno impedito una soluzione sostenibile al problema.
L'accumulo di rifiuti impatta direttamente sulla qualità della vita dei cubani, deteriora il paesaggio urbano e aggrava le condizioni di insalubrità nei quartieri densamente popolati.
Specialisti avvertono da anni che la proliferazione di vettori come zanzare e roditori aumenta il rischio di malattie contagiose, tra cui dengue e leptospirosi.
Mentre le Nazioni Unite esprimono preoccupazione per la situazione umanitaria sull'isola, migliaia di cubani continuano a fare i conti con cumuli di rifiuti nella loro vita quotidiana, in una crisi che mette in luce carenze strutturali con cui il paese convive da lungo tempo.
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