Roilán Álvarez è in sciopero della fame da 18 giorni e la sua salute si sta deteriorando



Roilán ÁlvarezFoto © Facebook/Nelva Ismarays Ortega-Tamayo

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Il preso politico cubano Roilán Álvarez Rensoler è già da 18 giorni in sciopero della fame in un centro di detenzione a Holguín, mentre aumentano le denunce sul deterioramento del suo stato fisico e possibili aggressioni sotto custodia.

La notizia è stata diffusa da Nelva Ismarays Ortega Tamayo, dottoressa e moglie del leader oppositore José Daniel Ferrer, che ha pubblicato un messaggio su Facebook denunciando la situazione critica dell'attivista incarcerato.

Según Ortega Tamayo, la sorella di Roilán, Arianna, è riuscita a vederlo quattro giorni fa e lo ha trovato “molto male e picchiato”, il che ha aumentato la preoccupazione per la sua integrità e le condizioni di detenzione.

Denunce di tortura e repressione

En la sua pubblicazione, Ortega Tamayo, attualmente residente negli Stati Uniti, ha qualificato il centro di detenzione come un luogo di torture, conosciuto comunemente come "Todo el Mundo Canta", e ha assicurato che Álvarez si trova “imprigionato ingiustamente” per motivi politici.

“Sono 18 giorni che mette in pericolo la sua vita, non per capriccio, ma per dignità”, ha espresso, sottolineando che il prigioniero politico mantiene la protesta come risposta a quella che considera un arresto arbitrario.

L'attivista ha insistito che Roilán “non è un delinquentе” ma un cittadino che ha deciso di non rimanere in silenzio di fronte alla repressione del regime.

Cresce l'allerta per la sua vita

Il caso ha generato appelli urgenti dentro e fuori Cuba affinché venga garantita la vita del sindacalista in sciopero e si fermi qualsiasi forma di abuso nei suoi confronti.

Le organizzazioni per i diritti umani hanno avvertito più volte che le huelgas di fame protratte possono avere conseguenze irreversibili, specialmente in condizioni carcerarie precarie come quelle affrontate dai prigionieri politici nell'Isola.

Ortega Tamayo ha chiesto rispetto per la sua integrità, la sua liberazione immediata e la fine della repressione contro coloro che “chiedono solo diritti e democrazia”.

Richiesta di libertà per i prigionieri politici

La denuncia si aggiunge a una crescente ondata di preoccupazione per la situazione degli oppositori incarcerati a Cuba, dove familiari e attivisti continuano a chiedere l'uscita di chi è ancora detenuto per motivi politici.

“La sua vita è in pericolo”, ha avvertito Ortega Tamayo, ribadendo l'appello a non lasciarlo morire sotto la custodia dello Stato cubano.

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