Analista economico riconosciuto descrive il collasso finale del regime cubano



Marc VidalFoto © Captura YouTube/Marc Vidal

L'analista economico e divulgatore spagnolo Marc Vidal ha sostenuto che Cuba sta attraversando una fase che potrebbe segnare il collasso finale del regime, descrivendo uno scenario di crisi energetica, deterioramento sociale e sfinimento strutturale del modello politico ed economico instaurato dopo il 1959.

In un recente analisi pubblicato sulle sue piattaforme digitali, Vidal ha affermato che l'isola affronta una convergenza di fattori che hanno portato il sistema a un punto di rottura: black out massivi, scarsità di carburante, calo del turismo, inflazione fuori controllo e un'esodo migratorio senza precedenti.

Secondo l'esperto, il paese non è mai riuscito a costruire un'economia autosostenibile, ma ha storicamente dipeso da alleati esterni.

Prima è stata l'Unione Sovietica, poi il Venezuela, e più recentemente accordi energetici che oggi sono praticamente interrotti.

A suo avviso, il modello è stato progettato per sopravvivere alle crisi grazie a sussidi esterni, non per risolvere le sue carenze strutturali.

Vidal ha sottolineato che l'attuale collasso energetico riflette quella fragilità accumulata nel corso dei decenni.

Citò cifre ufficiali che indicano che oltre il 60 percento del paese può rimanere simultaneamente senza elettricità durante le ore di alta domanda, mentre diverse unità termoelettriche restano fuori servizio per mancanza di carburante e manutenzione.

L'analista ha fatto anche riferimento al conglomerato militare GAESA, che controlla ampi settori dell'economia, dal turismo al commercio al dettaglio e alla banca.

Secondo documenti finanziari filtrati e rapporti giornalistici internazionali, quella struttura accumulerebbe migliaia di milioni di dollari in attivi, mentre lo Stato affronta carenze nel mantenere servizi essenziali come la rete elettrica o il rifornimento di farmaci.

Per Vidal, la paradosso risiede nel fatto che, mentre la popolazione affronta una crescente povertà, blackout prolungati e carenza di cibo, un'élite legata all'apparato militare concentra risorse significative al di fuori del controllo pubblico.

In questo contesto, ha messo in discussione la narrazione che attribuisce esclusivamente all'embargo statunitense la gravità dell'attuale crisi.

L'economista ha sottolineato che l'emigrazione di massa, stimata in una percentuale rilevante della popolazione negli ultimi anni, rappresenta un ulteriore sintomo del deterioramento strutturale. A questo si aggiungono le proteste sociali che, sebbene contenute dalla repressione, evidenziano un malcontento accumulato.

A suo giudizio, il desenlace non dipende unicamente da fattori esterni né da decisioni adottate a Washington, ma dalla stessa architettura del sistema, concepito per preservare il controllo politico anche in mezzo alla scarsità.

L'analisi conclude che il regime affronta la sfida più complessa della sua storia recente, con un'economia indebolita, un'infrastruttura energetica collassata e una popolazione sempre più pressata dalla mancanza di opportunità e condizioni di vita basilari.

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Redazione di CiberCuba

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