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El Ejército Centrale di Cuba, struttura delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR), ha diffuso su Facebook un messaggio in cui afferma che “la parola resa e sconfitta” sono “completamente cancellate” dalla sua “terminologia militare”.
Nella pubblicazione, sostiene che una possibile resa “sarebbe la maggiore catastrofe della storia”, dalla quale il paese “non riuscirebbe mai a riprendersi”.
Il testo, presentato come “Filosofia di lotta del popolo di Cuba”, enfatizza che “nessun rivoluzionario deve arrendersi al nemico” e che, se necessario, continuerà a combattere “fino alla morte”.
Affermano anche che ogni combattente deve assumere, anche se rimane isolato, che “la Rivoluzione sono io” e continuare la lotta “senza aspettare indicazioni da altri”.
Il messaggio aggiunge che "vale più morire che cadere prigioniero" e rifiuta la possibilità di un cessate il fuoco se implica la resa: "l'ordine di cessazione delle ostilità non sarà mai dato, quando implica una capitolazione di fronte al nemico".
La pubblicazione include anche toni militari riguardo agli obiettivi in caso di conflitto: “dovremo difendere ogni palmo del nostro suolo patrio” e “causare il maggior numero possibile di perdite all'enemico in forze vive è il nostro obiettivo principale”.
Alla fine, l'Esercito Centrale invita a “mantenere lo spirito combattivo”, anche con sacrifici “giganteschi e dolorosi”, e afferma che “la vittoria definitiva sarà nostra”, “per quanto difficili possano essere le circostanze” in cui si sviluppa la lotta.
Le Forze Armate intensificano la loro retorica di combattimento
Dal inizio del 2026, il discorso militarista del regime cubano si è intensificato, mostrando una reiterata volontà di combattere di fronte a presunti minacce esterne.
In gennaio, il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie (MINFAR) ha assicurato che il paese era disposto a “lottare fino alla morte per il socialismo”, dopo l'approvazione dello stato di guerra guidata da Raúl Castro.
La dichiarazione, inquadrata nella Giornata della Difesa, ha rafforzato l'idea che ogni cittadino dovesse prepararsi ad affrontare una eventuale aggressione, secondo la dottrina della “guerra di tutto il popolo”.
Pochi giorni dopo, lo stesso MINFAR pubblicò un video di manovre con motociclette d'epoca come testimonianza della sua “preparazione combativa”.
Le immagini, diffuse sui social media e in televisione di stato, hanno suscitato burloni tra i cittadini, che hanno evidenziato il contrasto tra la narrazione ufficiale di forza e il evidente deterioramento dell'equipaggiamento militare.
Nonostante la precarietà visibile, Miguel Díaz-Canel ha insistito allora sull'importanza della coesione e dell'unità ideologica, presentando gli esercizi come simbolo di resistenza nei confronti degli Stati Uniti.
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