Gabriel Boric sostiene l'aiuto a Cuba e scoppia la polemica dentro e fuori il Cile



Gabriel Boric a Tomé, Cile, nel febbraio del 2026.Foto © Facebook/Gabriel Boric

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Il presidente del Cile, Gabriel Boric, ha riportato Cuba al centro del dibattito politico regionale qualificando di “criminale” l'embargo degli Stati Uniti e annunciando il invio di aiuti umanitari all'isola nel mezzo della profonda crisi energetica che colpisce milioni di cubani.

“El blocco che gli Stati Uniti hanno imposto a Cuba e che hanno accentuato nelle ultime settimane è criminale e un attentato ai diritti umani di un intero popolo”, ha scritto il mandatario nel suo account ufficiale di X. Sebbene abbia riconosciuto che possono esistere differenze politiche con L'Avana, ha sostenuto che “nulla giustifica il danno che si sta infliggendo a bambini, bambine e cittadini innocenti”.

L'annuncio non è rimasto solo parole. Attraverso il Fondo Cile contro la Fame e la Povertà, il governo cileno canalizzerà un contributo a UNICEF insieme ad altri paesi latinoamericani. L'aiuto sarà gestito da agenzie delle Nazioni Unite, come ha spiegato il cancelliere Alberto van Klaveren, che ha descritto la situazione a Cuba come un “dramma umanitario”.

La decisione arriva in un momento particolarmente delicato per l'isola, dopo nuove misure di pressione da parte di Washington che hanno aggravato i blackout e la scarsità di carburante. Le famiglie cubane stanno affrontando da mesi interruzioni elettriche prolungate, mancanza di cibo e un deterioramento crescente dei servizi di base.

Tuttavia, il gesto di Boric ha scatenato una tempesta politica.

Desde gli Stati Uniti, il congressista cubano-americano Carlos A. Giménez ha accusato il presidente cileno di sostenere “la dittatura militare a Cuba” e ha avvertito che il Cile “affronterà le conseguenze” di questa posizione.

In social media, l'analista Agustín Antonetti ha affermato che “la principale causa della miseria e della povertà a Cuba è la stessa dittatura castrista” e ha messo in dubbio che si parli di embargo mentre —secondo lui— i vertici del regime vivono in privilegi.

Le critiche sono emerse anche all'interno del Cile. Il deputato Johannes Kaiser ha affermato che l'aiuto "non va a beneficio di Cuba, ma della tirannia che la controlla". Altri utenti hanno messo in discussione il fatto che si destinino risorse all'estero mentre ci sono necessità sociali sul territorio cileno.

Dal destino cubano e dai conti identificati con cittadini all'interno dell'isola, il dibattito è diventato ancora più viscerale. Alcuni hanno rimproverato che qualsiasi assistenza possa finire per rafforzare il governo cubano. “Noi cubani vogliamo porre fine alla dittatura”, ha scritto un utente, mentre un altro ironizzava paragonando l'aiuto a “mantenere a galla un cattivo ristorante senza clienti”.

Non sono mancati i sostegni. Alcuni hanno difeso la tradizione solidale del Cile e hanno ricordato che le brigate mediche cubane sono intervenute dopo il terremoto del 2010. Altri hanno insistito sul fatto che l'assistenza umanitaria non equivale a un sostegno politico.

Il governo cileno stesso ha cercato di delineare questa linea. Il ministro dell'Interno, Álvaro Elizalde, ha sottolineato che il supporto è motivato da una convinzione umanitaria e non da pressioni ideologiche. La portavoce Camila Vallejo ha insistito sul fatto che l'assistenza sarà esclusivamente umanitaria e non implica un sostegno al governo cubano.

La controversia ha un ulteriore sfondo: Boric è stato uno dei pochi presidenti di sinistra in America Latina a qualificare apertamente Cuba come una dittatura. A gennaio, ha affermato che nell'isola non esiste democrazia e ha responsabilizzato il regime per la crisi interna, il che gli è valso attacchi da parte del ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez, che lo ha accusato di “opportunismo politico”.

Questo background fa sì che il suo nuovo pronunciamento venga interpretato da angolazioni opposte. Per alcuni, è coerente criticare sia il regime cubano che l'embargo statunitense. Per altri, qualsiasi aiuto esterno, anche se gestito da organismi internazionali, finisce per alleviare la pressione sul potere a L'Avana.

Nel frattempo, a Cuba, la realtà continua a essere segnata da blackout, inflazione fuori controllo e un'emigrazione che non si ferma. Per molte famiglie, il dibattito geopolitico conta meno di una domanda urgente e quotidiana: se ci sarà luce stasera, se i soldi basteranno per il cibo, se un giorno potranno vivere senza dover partire.

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Redazione di CiberCuba

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