Cuba frattura l'ufficialismo in Cile: Boric la definisce una dittatura e il Partito Comunista esce in difesa del regime



La dichiarazione di Boric su Cuba come dittatura genera tensione nell'ufficialismo cileno. Il Partito Comunista difende il regime cubano, in contrasto con la posizione presidenziale e causando un dibattito interno.

Gabriel Boric (i) e Lautaro Carmona, presidente del Partito Comunista del Cile (d).Foto © Collage/Facebook/Gabriel Boric e Lautaro Carmona

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La situazione politica di Cuba è tornata a essere un fattore di tensione all'interno del governo cileno, dopo che il presidente Gabriel Boric ha ribadito pubblicamente la sua valutazione del sistema cubano come una dittatura, in aperto contrasto con la posizione del Partito Comunista del Cile (PC), che è intervenuto per difendere il regime di L'Avana e contestare le parole del mandatario.

La fessura è emersa dopo un'intervista estesa concessa da Boric a El País, nella quale il presidente cileno ha discusso la sua visione sulla politica estera ed è stato interrogato direttamente su Cuba.

Captura di Facebook/Gabriel Boric

Nella sua risposta, Boric non ha lasciato spazio ad ambiguità e ha affermato che nell'isola non esiste democrazia, ma si tratta di un regime a partito unico senza libertà di espressione, descrivendo un paese segnato dalla scarsità di cibo, farmaci e trasporto, oltre che dall'esodo dei giovani. Sebbene abbia riconosciuto gli effetti dell'embargo statunitense, ha sottolineato che la responsabilità principale ricade su coloro che governano Cuba.

Le dichiarazioni hanno provocato una reazione immediata da parte del presidente del Partito Comunista cileno, Lautaro Carmona, che ha messo in discussione pubblicamente il mandatario e difeso il sistema politico cubano.

In dichiarazioni radiofoniche e successivamente di fronte alla stampa, Carmona ha sostenuto che a Cuba esiste davvero una democrazia e il diritto di espressione, argomentando che milioni di turisti visitano l'isola con idee diverse e che il dibattito sulle libertà deve essere contestualizzato nel blocco economico imposto dagli Stati Uniti.

Il dirigente comunista ha sottolineato che, sebbene il Presidente della Repubblica sia colui che guida la politica estera del Cile, il suo partito manterrà una propria visione su questioni internazionali.

In questo contesto, ha ricordato l'eterna relazione di amicizia tra il Partito Comunista del Cile e il Partito Comunista di Cuba, e ha assicurato che valorizzare il “processo cubano” non implica volerlo replicare in Cile.

Carmona è arrivato persino a confrontare la situazione dell'isola con la concentrazione mediatica nel suo stesso paese, mettendo in discussione quanto sia ampio il diritto all'espressione in Cile.

Le parole del leader comunista hanno approfondito l'inquietudine all'interno del governo, specialmente a pochi giorni da un conclave chiave per delineare il futuro della coalizione di governo.

Voces alleate hanno preso le distanze dalla difesa di Cuba e si sono allineate più chiaramente con la posizione del Presidente. Dal Partito per la Democrazia (PPD), il suo presidente Jaime Quintana ha sostenuto che la scienza politica non ammette altra denominazione che non sia quella di dittatura per il caso cubano e ha sottolineato che il progressismo deve rivedere le proprie definizioni in materia di politica estera.

Dal Frente Amplio, il deputato Jaime Sáez ha anche respinto la definizione di Cuba come democrazia, sebbene abbia introdotto sfumature sottolineando che tale condizione non giustifica interventi esterni. Tuttavia, ha riconosciuto che la discussione rivela contraddizioni interne e ha scelto di relativizzare il suo impatto nell'agenda nazionale cilena.

Per Boric, tuttavia, la questione va oltre un dibattito semantico. Nell'intervista, il presidente ha difeso la necessità di applicare lo stesso standard per giudicare le violazioni dei diritti umani, a prescindere dal segno ideologico dei governi coinvolti.

Quella coerenza, ha affermato, è fondamentale per non perdere credibilità politica, specialmente all'interno di una sinistra che, a suo avviso, deve imparare dagli errori del passato ed evitare di giustificare autoritarismi in nome di antiche lealtà.

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