La Russia evita la confrontazione con gli Stati Uniti e mantiene un ambiguità sul suo supporto energetico a Cuba



Portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov e termoelettrica Antonio GuiterasFoto © TASS - unionelectrica.cu

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Il Cremlino ha assicurato giovedì che “non desidererebbe alcuna escalation” con gli Stati Uniti dopo la minaccia di Washington di imporre dazi ai paesi che inviano petrolio a Cuba.

Tuttavia, le dichiarazioni del portavoce presidenziale russo, Dmitri Peskov, hanno lasciato intravedere una posizione più complessa: Mosca non cerca uno scontro diretto, ma non si allontana nemmeno dal suo sostegno energetico a L'Avana in mezzo alla crescente pressione statunitense.

Peskov ha reagito all'avvertimento derivante dell'ordine esecutivo firmato il 29 gennaio dal presidente Donald Trump, che dichiara un'“emergenza nazionale” riguardo a Cuba e autorizza sanzioni e dazi contro paesi terzi che forniscono petrolio all'isola.  

Ante questo scenario, il portavoce russo ha affermato che Mosca non desidera un'escalation, anche se ha relativizzato l'entità delle possibili ritorsioni segnalando che il commercio bilaterale tra Russia e Stati Uniti è attualmente “praticamente inesistente”.

La affermazione racchiude una evidente paradosso. Se gli scambi commerciali tra le due potenze sono quasi nulli a causa di sanzioni precedenti, il margine di pressione tariffaria su Mosca sarebbe limitato, il che non impedirebbe effettivamente a Mosca di fornire combustibili a L'Avana.  

In questo modo, il Cremlino trasmette un messaggio doppio: non vuole confrontazione, ma non sembra neanche particolarmente preoccupato per l'impatto economico delle misure annunciate da Washington.

L'elemento più significativo della comparsa di Peskov è emerso quando è stato interrogato sui piani concreti di supporto energetico a Cuba.

Secondo un rapporto del media russo RT, a quel punto, il portavoce ha evitato di offrire dettagli e ha sostenuto che non è possibile parlare pubblicamente di questi argomenti “per ragioni comprensibili”. L'argomento del segreto aggiunge una dimensione strategica alla posizione russa. 

Mosca non smentisce le spedizioni né esclude nuove consegne di petrolio o derivati, ma si rifiuta di rivelare volumi, date o meccanismi logistici in un contesto di massima tensione geopolitica.

Il riconoscimento che esistono contatti permanenti con le autorità cubane conferma che si stanno valutando formule di assistenza, anche se senza trasparenza pubblica.

In termini diplomáticos, il Cremlino cerca di preservare un margine di manovra: evitare una provocazione aperta mentre mantiene aperte le opzioni di supporto.

La cautela verbale di Peskov contrasta con il tono politico di altre figure del governo russo.

Il ministro degli Affari Esteri, Serguéi Lavrov, ha recentemente riaffermato la “solidarietà” della Russia nei confronti dei popoli di Venezuela e Cuba, rafforzando il messaggio di sostegno ai governi che affrontano la pressione statunitense.  

In linea con quanto detto, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, María Zajárova, ha definito le azioni di Washington come un “blocco energetico”.

Queste dichiarazioni arrivano in mezzo a una grave crisi energetica a Cuba. L'isola sta affrontando razionamenti, blackout prolungati e limitazioni operative in settori strategici.

L'interruzione delle forniture tradizionali e la cautela dei potenziali fornitori di fronte alla minaccia di dazi doganali hanno aggravato la fragilità del sistema elettrico, già compromesso da anni di mancanza di investimenti e dipendenza dalle importazioni di combustibile.

In questo contesto, qualsiasi supporto russo acquista peso geopolitico. Non sarebbe la prima volta che Mosca invia petrolio o facilita finanziamenti per alleviare i deficit energetici sull'isola.

Negli ultimi anni, la Russia ha concesso crediti per l'acquisto di carburante e ha inviato carichi significativi di petrolio e diesel in momenti critici. Tuttavia, lo scenario attuale è diverso: la pressione statunitense è più diretta ed esplicita, e gli avvertimenti di ritorsione sono formalizzati in un'ordinanza esecutiva. 

L'equilibrio che il Cremlino cerca di proiettare risponde a questo nuovo contesto. La Russia cerca di mantenere la sua influenza nei Caraibi e sostenere un alleato storico, ma senza aprire un ulteriore fronte di confronto con Washington.

Il segreto sui piani concreti gli consente di guadagnare tempo, valutare rischi e calibrare costi politici e logistici.

Nel frattempo, la realtà a Cuba continua a essere segnata dalla scarsità di combustibile e dalle difficoltà nel garantire i servizi di base.

Oltre ai sottili sfumature diplomatiche, il battito tra Mosca e Washington riporta l'isola al centro di una disputa più ampia, dove ogni carico di petrolio può diventare un elemento chiave della strategia internazionale.

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Redazione di CiberCuba

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