Il nipote di Fidel Castro ammette che "il pericolo non è mai stato così vicino"



Fidel Antonio Castro Smirnov, nipote di Fidel Castro (Immagine di riferimento)Foto © X/Dr.C. Fidel Antonio Castro Smirnov

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Fidel Castro Smirnov, nipote di Fidel Castro, ha ammesso recentemente durante una conferenza tenutasi a Londra che a Cuba "il pericolo non è mai stato così vicino".

In un momento di estrema fragilità per il regime cubano, Castro Smirnov -figlio del defunto Fidel Castro Díaz-Balart- ha pronunciato la frase citata durante la sua partecipazione alla conferenza “¡Adelante! América Latina!”, tenutasi presso la sede di Hamilton House, di fronte a un pubblico composto da attivisti, parlamentari britannici e rappresentanti di movimenti di sinistra.

Riconoscimento della crisi e riaffermazione ideologica

Castro Smirnov ha sorpreso nel riconoscere apertamente “una grave situazione a Cuba”, contrassegnata -secondo le sue parole- da “un profondo deterioramento della società insulare.”

Tuttavia, lontano dall'ammettere responsabilità interne, il suo discorso si è incentrato sulla denuncia di nemici esterni e su una riaffermazione dell'eredità familiare come guida per il futuro, secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA Latina.

“Contiamo con l'eredità e il pensiero di Fidel come nostra principale riferimento per il futuro”, ha affermato, appellandosi a suo nonno come simbolo e guida del modello socialista cubano, in mezzo a una crisi senza precedenti.

In mezzo alla scarsità di combustibile, ai black out, all'inflazione incontrollata e a un'emigrazione massiccia, la narrativa ufficiale continua a aggrapparsi all'immaginario della "resistenza rivoluzionaria".

In questo contesto, Castro Smirnov ha affermato che “non ci saranno blocchi né pressioni imperiali capaci di deviare il cammino verso il socialismo sovrano”.

Critiche a Trump e Rubio

Uno dei punti centrali del discorso è stata l'accusa diretta agli Stati Uniti, in particolare contro il presidente Donald Trump e il senatore Marco Rubio, ai quali è stata attribuita la responsabilità del peggioramento della situazione nell'Isola.

“Vemos Donald Trump e Marco Rubio ossessionati nel distruggere il mio paese”, ha detto; e ha aggiunto:

“Ci offrono un accordo. Dicono: ‘Rinuncia alla tua dignità, inginocchiati davanti a me e ti restituirò la luce’. Questo non è diplomazia. È un’asta di schiavi”.

Castro Smirnov non si è limitato a denunce convenzionali, ma ha ricorso a una metafora scientifica per difendere la posizione del regime di fronte alle sanzioni internazionali:

"Donald Trump crede che la pressione generi sottomissione. Si sbaglia. La pressione genera resistenza", ha affermato, per poi insistere che "la lealtà non è una transazione".

Cuba collassata e discorso di resistenza

Apagoni prolungati, carenza di cibo e medicine, paralisi dei trasporti, repressione crescente e un'emigrazione senza precedenti configuran il contesto in cui viene emesso questo messaggio di propaganda politica.

Castro Smirnov ha insistito sul fatto che la risposta deve essere ideologica e collettiva:

"Abbiamo dimostrato che, con intelligenza, strategie adeguate e unità attorno alla nostra avanguardia politica, non ci sarà forza al mondo capace di sconfiggerci."

“Qui c'è Fidel con noi, al comando, sognando, cavalcando. Noi continuiamo a costruire insieme a lui. Parlo a nome di chi porta Fidel nel cuore, nel sangue, nella mente e nei mulini a vento che devono ancora essere abbattuti”, ha aggiunto.

Il messaggio, pronunciato in un contesto poco abituale per il racconto ufficiale, ha cercato di proiettare una continuità generazionale che rafforzi il legame tra il passato rivoluzionario e il presente collassato.

Nonostante lo scenario di devastazione interna, il regime continua a puntare sulla retorica dell'assedio esterno come principale spiegazione e giustificazione.

Echi familiari: Da Mariela Castro a Sandro Castro

La retorica di confronto non è esclusiva di Fidel Castro Smirnov.

Dí días prima, Mariela Castro, figlia di Raúl Castro e direttrice del Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX), ha dichiarato che “con l’imperialismo e tutte le sue facce non c’è possibilità di negoziare”.

“Principi non si negoziano”, ha affermato in un'intervista con Resumen Latinoamericano. Secondo lei, l'obiettivo degli Stati Uniti è “disarticolare l'esempio di come per 67 anni abbiamo resistito all'impero”.

Molto più pragmatico e furbo si è rivelato Sandro Castro, che nei giorni scorsi ha fatto trapelare -in una delle sue abituali presentazioni sui social- che ora preferisce "il Cuba libre" piuttosto che il suo emblematico "Cristach".

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