Varii cubani che sono tornati recentemente dall'isola hanno condiviso le loro impressioni al loro arrivo all'Aeroporto Internazionale di Miami, in testimonianze raccolte dal giornalista Javier Díaz in interviste realizzate nella terminal aerea. Nello scambio hanno partecipato tre persone diverse: un giovane, una donna e un uomo, le cui opinioni descrivono un ambiente segnato dalla povertà, dallo stress e dalla paura di fronte all'incertezza che si vive a Cuba.
Il giovane, che aveva visitato sia l'Isola della Gioventù che L'Avana, ha descritto così ciò che ha trovato durante il suo soggiorno: “molta povertà, molta, molta ansia la gente vive, tutto sembra triste, le strade fanno pena”.
Da parte sua, una donna ha parlato del clima che si respira sull'isola in mezzo alle tensioni tra Stati Uniti e Cuba. “È una situazione angosciante perché non si sa cosa succederà, è imprevedibile, tutte le persone hanno paura, la maggior parte delle persone ha paura,” ha spiegato. Secondo quanto ha raccontato, nel suo ambiente c'è preoccupazione per i figli e per possibili scenari di violenza: “pensano che potrebbe esserci un'invasione e temono per questo e per la vita delle persone.”
Parlando di ciò di cui ha bisogno il paese, la stessa intervista è stata chiara: “deve esserci un cambiamento, perché non si può continuare a vivere così, non è qualità della vita, siamo in un inferno a sopravvivere”.
Il giovane ha anche raccontato che, durante la sua visita, le conversazioni con la sua famiglia erano caratterizzate da lamentele costanti: “niente, tutti che si lamentano della situazione, di ogni cosa, continuamente a lamentarsi”. Riguardo ai blackout, ha precisato: “a L'Avana, anche se nell'isola mi hanno preso circa quattro ore, tre ore, ma a L'Avana sì un pochino di più”.
La mancanza di carburante e il suo impatto sui trasporti sono stati menzionati da un uomo intervistato in aeroporto, il quale ha commentato sulla riduzione dei traghetti verso l'Isola della Gioventù: “non hanno per gli aerei, ma nemmeno per le auto, non so, immagina”.
Lo stesso uomo ha descritto lo stato d'animo generale della popolazione: "la gente è ansiosa, perché sta succedendo, ha poca cibo, non ha luce, non ha acqua...".
Consultato se avvertisse desideri di cambiamento nella popolazione, il giovane ha affermato: “sì, sì vogliono cambiamento, sì vogliono un cambiamento”. Alla fine della conversazione, nel esprimere cosa desidera per il futuro del paese, ha riassunto: “libertà, che siano liberi, nient'altro”.
Questi testimonianze coincidono con altri racconti recenti di cubani che arrivano a Miami e descrivono un deterioramento accelerato delle condizioni di vita nell'isola, come evidenziano rapporto recenti sui cubani che arrivano da Cuba, in un contesto caratterizzato da prolungati blackout, scarsità di cibo e carburante e una crescente sensazione di incertezza.
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