Il Giorno della Vergine della Candelaria, quando la tradizione invita a tagliare il vecchio, a lasciare indietro ciò che è appassito e ad aprirsi alla luce del nuovo, l'ambasciatore degli Stati Uniti a Cuba, Mike Hammer, ha condiviso un messaggio che ha acquisito un profondo valore simbolico in mezzo al teso momento politico che vive l'isola.
“Qui suonano le campane a Camagüey! Che bello! Che bello! Cosa vorrà dire? Ci vediamo per le strade di Camagüey. Alla prossima!”, ha espresso Hammer in un breve video pubblicato sull'account ufficiale dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Cuba, accompagnato dal messaggio: “Bella alba a Camagüey. #ConCubanosDeAPie”.
Il video è stato registrato di fronte al campanile della Cattedrale di Nostra Signora della Candelaria, eretta nel XVIII secolo e dichiarata Basilica Minore dal papa Francesco nel 2014.
Desde l'alto della sua torre —simbolo di fede, resistenza e spiritualità camagüeyana— si è udito questa mattina, lunedì 2 febbraio, il suono delle campane che oggi si associano con la luce che disperde l'oscurità, la purificazione e la rinascita interiore.
Nel immaginario popolare, il 2 febbraio, Giornata della Candelora, segna un ciclo di rinnovamento: si pota il vecchio affinché cresca il nuovo. Nella Cuba di oggi, questa metafora acquista un inevitabile significato politico.
Un paese al confine del cambiamento
Il messaggio di Hammer arriva proprio mentre il regime cubano cerca di riformulare il suo discorso diplomatico.
Per la prima volta in oltre sei decenni, il ministero delle Relazioni Estere (MINREX) ha rilasciato una dichiarazione ufficiale senza menzionare il “blocco” né alludere all “impero” o al “socialismo”. Al suo posto, ha parlato di cooperazione tecnica, lotta contro il terrorismo e cybersicurezza.
Questo gesto, interpretato dagli analisti come una resa discorsiva del castrismo, coincide con la crescente pressione di Washington, dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi e l'isolamento energetico di L'Avana.
La gestione di Donald Trump e Marco Rubio ha scommesso su un mix di sanzioni severe e canali discreti di dialogo e, a quanto pare, sta riuscendo a costringere il regime a mostrarsi conciliatore per sopravvivere.
In questo contesto, l'immagine di Hammer a Camagüey —città storica, spirituale e ribelle— si trasforma in un controcanto perfetto alla retorica del potere: un diplomatico sorridente, che percorre le strade, salutando “i cubani della gente comune”, mentre il regime si sforza di cambiare il registro di un racconto esaurito.
Le campane e il messaggio
Il suono delle campane non è stato casuale. Nella tradizione cristiana, la Candelaria annuncia il passaggio dell'inverno spirituale, la rottura con ciò che è sterile, la rinascita della luce.
Nel linguaggio politico attuale, quelle campane risuonano per una Cuba che cerca di liberarsi del suo passato più buio, per una nazione che cerca di riconciliarsi con se stessa dopo decenni di repressione e silenzio.
Sui social media, il gesto di Hammer è stato accolto come un messaggio di incoraggiamento e fede. “Le campane suonano per una Cuba nuova”, ha scritto un utente. Altri hanno sottolineato la coincidenza con la festività mariana: “Oggi è il giorno di tagliare il morto, e che fiorisca il vivo”.
Il diplomatico non ha dovuto menzionare la politica. È bastata l'immagine, il suono e il contesto. In una settimana in cui il regime cerca di reinventare il suo discorso e il paese cerca di sopravvivere al blackout economico, il rintocco della Candelaria risuona come una dichiarazione di principi: la speranza può essere anche diplomatica.
A Camagüey, sotto il sole di febbraio, le campane tornarono a suonare. E in quell'eco —tra fede, storia e diplomazia— molti cubani ascoltarono qualcosa di più di un saluto: una promessa di vita nuova, di rottura con il passato, di rinascita.
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