Coincidenza o destino? La teoria che indica che nel 2026 cadrà la dittatura



Caduta del comunismo a CubaFoto © Wikipedia

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Il numero 26 ha accompagnato Fidel Castro e il castrismo sin dai loro albori. Per alcuni, si tratta di una semplice coincidenza; per altri, di un modello "numerologico" che potrebbe culminare quest'anno 2026, quando il regime da lui fondato sembra vacillare come mai prima d'ora.

Fidel Castro nacque il 13 agosto 1926, e molti osservano che il 13 —moltiplicato per due— porta al numero 26, cifra che segnerà vari traguardi della sua vita politica. A 26 anni, nel 1953, guidò l'assalto al Cuartel Moncada, evento che darà origine al Movimento 26 di Luglio, simbolo eterno della sua rivoluzione.

Decenni dopo, lo stesso Fidel si ammalò e consegnò il potere nel 2006 in forma temporanea. Dieci anni dopo, nel 2016, morì, chiudendo apparentemente un ciclo storico. Se il castrismo dovesse finire nel 2026, si completà una sequenza numerica che molti considerano quasi profetica.

Ma questa volta non si tratta solo di superstizione. Nell'attuale Cuba, l'usura del sistema è evidente. L'inflazione divora gli stipendi, il peso cubano crolla giorno dopo giorno, i blackout si moltiplicano e la mancanza di rifornimenti colpisce anche le province che una volta erano bastioni del regime. Sempre più cubani emigrano o si lanciano in mare, cercando di fuggire da una realtà insostenibile.

Il malessere sociale è aumentato costantemente dalle proteste dell'11 luglio 2021, e sebbene il regime abbia cercato di mantenere il controllo con maggiore repressione, il malcontento è ormai innegabile. I prigionieri politici, le detenzioni arbitrari e il controllo dell'informazione hanno solo rafforzato il fastidio di una popolazione che sente che il modello socialista è giunto al termine.

A livello internazionale, l'isolamento del regime si approfondisce. Dopo la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela e il nuovo corso politico promosso da Washington sotto l'amministrazione di Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio, L'Avana ha perso il suo principale alleato e fornitore di petrolio. Le sanzioni e l'assedio finanziario contro le strutture di GAESA si sono inasprite, e diversi alti funzionari cubani stanno affrontando indagini per corruzione e violazioni dei diritti umani.

Nel frattempo, la figura di Miguel Díaz-Canel si sta indebolendo sempre di più. Senza una leadership propria e dipendente dall'apparato militare ancora controllato da Raúl Castro, il presidente è diventato un simbolo di inerzia e usura. Nei quartieri de L'Avana e Santiago si cominciano già a sentire slogan che chiedono “libertà” e “cambio”, qualcosa di impensabile solo pochi anni fa.

Se nel 2026 il castrismo dovesse finalmente crollare, sarebbe non solo la chiusura di un ciclo politico, ma anche di una storia segnata da quel numero che ha perseguitato il suo fondatore: il 26. Un numero che, per molti cubani, ha smesso di rappresentare l'inizio di una rivoluzione per trasformarsi nel simbolo di un regime che sembra essere destinato alla sua fine.

Coincidenza o destino? Nella Cuba attuale, segnata dalla scarsità, dalla disperazione e dalla pressione internazionale, il numero 26 risuona nuovamente con forza. Forse questo è, finalmente, l'anno in cui si chiuderà il ciclo della rivoluzione e ne inizierà un altro: quello della rinascita di Cuba.

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Yare Grau

Originaria di Cuba, ma vivo in Spagna. Ho studiato Comunicazione Sociale all'Università dell'Avana e successivamente mi sono laureata in Comunicazione Audiovisiva all'Università di Valencia. Attualmente faccio parte del team di CiberCuba come redattrice nella sezione Intrattenimento.