La comparecenza di Miguel Díaz-Canel, per chiedere “resistenza”, “unità”, “sacrifici” e ricordare che "la resa non è un'opzione", ha scatenato un'ondata di critiche, indignazione e rifiuto tra i cubani.
Lontano dal generare supporto o calma, il suo discorso è stato percepito come "più della stessa cosa" e una ripetizione di promesse non mantenute in mezzo alla peggiore crisi economica, politica e sociale che il paese stia affrontando da decenni.
Un video pubblicato dal media indipendente Cubanet ha riflesso un profondo malcontento sociale nell'isola, chiedendo per le strade a diversi cittadini comuni la loro opinione sul messaggio presidenziale.
La maggior parte degli intervistati ha affermato di non essere riuscita nemmeno a seguire l'udienza, sia per blackout, sia per motivi di lavoro, sia perché avevano “cose più importanti da fare”.
“Resistere” senza cibo, elettricità, combustibili né medicine
Tra coloro che hanno reagito al discorso, l'invito a "resistere" è stato uno dei punti più criticati.
“Se vuole che resistiamo, deve dare da mangiare alla gente”, ha detto un intervistato. Altri sono stati ancora più severi: “Qui non si può più resistere, stiamo morendo”, “questo è la fine, ormai non ce la fa più nessuno”.
Le lamentele si sono ripetute riguardo alla scarsità di cibo e al collasso del sistema sanitario.
“Non ci sono farmaci né medici negli ospedali,” ha denunciato una donna di fronte alla telecamera, una realtà che si ripete in tutta l'Isola.
Un discorso noioso per attirare i giovani rimasti
Díaz-Canel ha dedicato la conclusione del suo intervento ai giovani e al "popolo cubano", nel tentativo di ristabilire un supporto sociale che il regime ha perso.
«Quando parliamo di unità, non esiste se i giovani non sono presenti. Quando parliamo di continuità, non c'è senza di loro», ha affermato, nonostante questo settore stia vivendo dal 2021 il maggiore esodo migratorio della storia recente del paese.
La comparizione, trasmessa dal canale YouTube della Presidenza di Cuba, è stata presentata come uno scambio con la stampa nazionale e straniera, anche se tra i presunti media internazionali figuravano solo giornalisti affini al regime che collaborano con RT, Xinhua in spagnolo e Prensa Latina.
Il mandatario ha riconosciuto che Cuba si sta preparando per “tempi più difficili” e ha chiesto “maggiore fiducia nel governo”, “più risparmio” e comprensione riguardo a “misure restrittive”, oltre ad annunciare progetti che dovranno essere posticipati.
Le sue parole non hanno commosso, ma hanno acceso il dibattito sui social media, dove migliaia di cubani chiedono la fine della dittatura e un cambiamento politico che offra loro un futuro all'interno del paese.
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