Critiche al discorso di Díaz-Canel: Senza mercato, senza valute e senza libertà non c'è uscita economica



Miguel Díaz-CanelFoto © Presidenza Cuba

Il recente discorso del governante Miguel Díaz-Canel sulla situazione economica di Cuba ha sollevato forti interrogativi, poiché è stato ritenuto ripetitivo, privo di soluzioni strutturali e disconnesso dalla realtà vissuta dalla popolazione.

L'intervento del mandatario, trasmesso il 5 febbraio, è stato registrato e ha risposto a domande concordate, il che ha generato un acceso dibattito sui social e diverse riflessioni da parte di figure pubbliche, dentro e fuori dall'isola.

Uno dei più critici approfondimenti è giunto dall'economista cubano , che ha sostenuto che "il sistema economico cubano non può essere né perfezionato né aggiornato", poiché "il sistema è il problema".

A suo avviso, insistere sulla combinazione di pianificazione centrale con segnali di mercato è un errore storico e "tutti coloro che hanno tentato di attuare riforme in cui coesistessero pianificazione centrale e mercato hanno fallito".

De Miranda ha definito come “un nuovo errore di politica economica” il sistema annunciato di assegnazione delle valute e ha difeso la creazione di “un mercato legale e trasparente con un tasso di cambio unico”, eliminando i segmenti che generano corruzione e distorsioni.

Ha inoltre messo in dubbio la presunta autonomia imprenditoriale e municipale sostenuta da Díaz-Canel, sottolineando che Cuba vive un “impoverimento progressivo, sistematico e generalizzato”.

L'economista ha affermato che senza libertà economiche, diritti civili e mercati reali, il discorso ufficiale continuerà a essere retorico, mentre la crisi economica e sociale del paese si approfondisce.

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