Gerardo Hernández chiama "codardi" e "svenditori di patria" coloro che chiedono l'intervento degli Stati Uniti.



Gerardo Hernández Nordelo a un evento politico all'Avana.Foto © Captura de Video/Canal Caribe

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In mezzo alla peggiore crisi energetica e sociale che Cuba vive da decenni, l'ex spia e coordinatore nazionale dei Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR), Gerardo Hernández Nordelo, ha lanciato un violento attacco verbale contro i cubani che chiedono un intervento degli Stati Uniti, definendoli “codardi” e “venditori di patria”.

Le dichiarazioni sono state trasmesse dal notiziario del governativo Canal Caribe e riguardavano un comizio politico nella zona 131 dei CDR a Punta Brava, La Lisa, dedicato a sostenere la risposta del regime di fronte alla nuova offensiva di Washington contro il rifornimento di petrolio all'isola.

Captura di schermo/Gerardo de Los Cinco

“Bisogna essere dei traditori della patria per chiedere a un impero di bombardare il proprio popolo,” ha affermato Hernández, con un tono carico di confrontazione. Secondo il dirigente, coloro che richiedono un'azione esterna contro il regime “non hanno avuto il coraggio di fare nulla” e hanno aspettato per decenni che “gli americani facessero il lavoro sporco per poi venire dietro di loro e impadronirsi del paese.”

Il discorso del dirigente dei CDR arriva proprio quando il presidente Donald Trump ha inasprito la sua politica di massima pressione contro L'Avana, firmando un'ordinanza esecutiva che dichiara un “emergenza nazionale” e minaccia sanzioni e dazi ai paesi che forniscono petrolio a Cuba.

La misura mira a interrompere una delle poche vie che ancora sostiene il sistema energetico cubano, già collassato da interruzioni di energia superiori alle 20 ore giornaliere, trasporti paralizzati e un'economia sull'orlo del collasso.

In questo contesto, Hernández ha assicurato che il paese è pronto a resistere. “Se questo non è ciò che vuole fare, sappia che qui i cubani sono pronti a difendere questa rivoluzione che è costata tanto sacrificio”, ha detto, richiamando la retorica di resistenza che il regime ha storicamente utilizzato di fronte a crisi interne e pressioni esterne.

Il messaggio contrasta con la realtà che affrontano milioni di cubani all'interno dell'isola, colpiti dalla scarsità di cibo, farmaci e combustibile, e con una migrazione di massa che riflette l'esaurimento sociale. Mentre dal potere si parla di sovranità e sacrificio, cresce dentro e fuori dal paese la richiesta di cambiamenti profondi di fronte a un modello che non riesce a offrire soluzioni.

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