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Il exsegretario di Stato Mike Pompeo ha assicurato questo venerdì che gli investitori statunitensi non toccheranno il Venezuela finché non si ripristinerà la democrazia, mettendo in dubbio l'ottimismo ufficiale riguardo alla riapertura economica e all'arrivo di capitali stranieri dopo la cattura di Nicolás Maduro.
In un messaggio pubblicato sulla rete sociale X, Pompeo ha sostenuto che il rifiuto non deriva da idealismo, ma dalla convinzione che un regime “Maduro-lite” finirebbe per derubare coloro che investono.
“Restituire il potere al popolo venezuelano non è solo giusto, è anche intelligente”, ha scritto Pompeo, prendendo le distanze dal clima di avvicinamento promosso nelle ultime settimane tra Washington e Caracas.
Le sue dichiarazioni contrastano con il discorso del governo provvisorio guidato da Delcy Rodríguez, che ha parlato di una nuova fase di cooperazione bilaterale e di un rinnovato interesse del capitale internazionale, in particolare nel settore petrolifero.
La dichiarazione dell'ex capo della diplomazia statunitense durante la prima amministrazione Trump (2018-2021) avviene in un contesto di segnali misti provenienti dagli Stati Uniti.
Da un lato, il presidente Donald Trump ha promosso una svolta pragmatica verso il Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio, inclusi il sollevamento delle sanzioni alla compagnia statale Petróleos de Venezuela (PDVSA) sotto condizioni rigorose, la riapertura dello spazio aereo commerciale e l'approvazione di un maggiore flusso di esportazioni di petrolio verso gli Stati Uniti.
D'altra parte, figure chiave dell'ala dura repubblicana ricordano che la fiducia dei mercati dipende da garanzie politiche e istituzionali che ancora non esistono.
Negli ultimi giorni, Rodríguez ha dichiarato di aver avuto colloqui diretti con Trump e con il segretario di Stato, Marco Rubio, e ha affermato che entrambi i governi hanno raggiunto “risultati importanti” nella riapertura aerea e nell'attrazione di investimenti nazionali e stranieri.
La funzionaria ha difeso la recente riforma della Legge sugli Idrocarburi, approvata dall'Assemblea Nazionale a maggioranza chavista, come un passo per offrire maggiore sicurezza giuridica al capitale privato.
Tuttavia, il messaggio di Pompeo introduce un freno esplicito a quel racconto. Sottolineando che gli investitori temono il furto e l'insicurezza giuridica sotto qualsiasi versione del chavismo, l'ex capo della diplomazia statunitense mette in evidenza un problema strutturale come la credibilità dello Stato venezuelano.
La sua avvertenza suggerisce che né la riapertura aerea, né la flessibilità delle sanzioni, né l'aumento delle esportazioni petrolifere saranno sufficienti per attrarre investimenti sostenuti senza una chiara rottura con il precedente modello di potere.
Il contrasto è particolarmente rilevante in momenti in cui aziende come Chevron pianificano di triplicare le loro esportazioni di petrolio venezuelano fino a circa 300.000 barili al giorno e in cui compagnie aeree come American Airlines e Laser Airlines esplorano il ritorno dei voli diretti tra gli Stati Uniti e il Venezuela.
Mentre il governo ad interim presenta questi movimenti come segnali di normalizzazione, la posizione di Pompeo ricorda che, per buona parte dell'establishment politico e finanziario statunitense, la democrazia non è un complemento degli affari, ma la sua condizione fondamentale.
In questo senso, il messaggio dell'ex segretario di Stato funge da avvertimento strategico: senza profondi e verificabili cambiamenti politici, l'apertura economica potrebbe essere limitata a accordi controllati e temporanei, senza tradursi in una vera ricostruzione del paese né in un arrivo massiccio di investimenti privati internazionali.
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