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Gruppi studenteschi hanno convocato negli Stati Uniti un “blackout nazionale” come forma di protesta contro il Servizio di Immigrazione e Controllo delle Frontiere (ICE), con un invito esplicito a non lavorare, non partecipare alle lezioni e non spendere denaro durante la giornata.
Per questo sabato sono state annunciate manifestazioni e veglie in tutti i 50 stati e a Washington D.C., secondo le spiegazioni fornite a Telemundo 51 dall'attivista Raquel Terán, del Progetto Progresso in Arizona, intervistata nell'ambito delle mobilitazioni.
La convocazione nasce —secondo quanto espresso in quell'intervista— dopo la morte di almeno otto persone collegate ad azioni dell'ICE dall'inizio dell'anno, un dato che viene presentato come il fattore scatenante dell'aumento delle proteste a livello nazionale.
L'attivista Raquel Terán ha sottolineato che nel suo stato si è osservata una partecipazione significativa da parte degli studenti, compresi i giovani delle scuole superiori, che hanno lasciato le lezioni come parte dell'azione.
Terán ha descritto il movimento come una dimostrazione di sostegno “per le loro famiglie” e “per le loro comunità”.
In parallelo, ha detto che ci sono stati negozi che hanno chiuso le loro porte, mentre altri sono rimasti aperti ma hanno destinato contributi - una parte di quanto raccolto quel giorno - ad organizzazioni che aiutano le comunità immigrate.
Terán ha sottolineato che la protesta non è concepita come un fatto isolato di 24 ore, ma come parte di una mobilitazione sostenuta.
Di fronte alla domanda se ci sia paura tra i manifestanti, Terán ha riconosciuto un clima di incertezza, che ha attribuito a quello che ha definito un “abuso di potere” da parte di ICE e a denunce di morti e eccessi nelle operazioni.
In questo contesto, ha affermato che la risposta sociale passa per l'unità e la partecipazione collettiva.
L'attivista ha anche confrontato ciò che osserva "a livello nazionale" con quanto —secondo il suo racconto— è accaduto in Arizona sotto l'allora sceriffo della contea Joe Arpaio (citando gli anni 2006 e 2007), e ha accennato a raid "simili a quelli che si stanno verificando in Minnesota", in riferimento a operazioni che, sempre secondo la sua testimonianza, hanno caratterizzato l'attuale momento di tensione.
Dal fine del 2025, le proteste contro il Servizio di Immigrazione e Controllo delle Dogane (ICE) si sono intensificate negli Stati Uniti, con particolare forza in Florida e Minnesota.
En novembre 2025, una manifestazione davanti al Centro di Detenzione Krome, a Miami-Dade, si è conclusa con oltre 30 arresti dopo che attivisti hanno bloccato l'accesso alla struttura per chiedere la sua chiusura e denunciare la morte di immigrati sotto custodia federale.
I manifestanti hanno accusato l'ICE di agire come un'“organizzazione criminale” che “terrorizza la gente comune in nome di miliardari fascisti”.
Settimane dopo, a dicembre, un'operazione di polizia migratoria nelle periferie di Chicago ha portato a un caos con gas lacrimogeni, arresti e scontri tra residenti e agenti.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, l'operazione ha colpito migranti senza precedenti penali. Le scene di tensione hanno riflesso un ambiente di crescente repressione e paura tra le comunità latine.
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