"Ci saranno mareggiate pericolose": un cineasta rivela il messaggio nascosto dietro il bollettino meteorologico a Cuba



"Sin minacce esplicite, lo Stato ha utilizzato l'apparenza di responsabilità informativa per esercitare intimidazione psicologica," rifletté Vilaplana.

Il messaggio segreto dietro il bollettino meteorologico a Cuba: “Non te ne andare”Foto © Facebook / Lilo Vilaplana

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Il cineasta cubano in esilio Lilo Vilaplana ha riflettuto sul ruolo del tempo nella televisione statale come meccanismo di controllo politico e psicologico, ricordando la ripetuta frase “ci saranno mareggiate pericolose per le piccole imbarcazioni” utilizzata per anni nella programmazione informativa dell’isola.

In un testo pubblicato sul suo account di Facebook, intitolato “L'esiliato”, Vilaplana ha sottolineato che quell'allerta meteorologica “ha funzionato come un messaggio intimidatorio rivolto a coloro che pensavano di fuggire dall'isola via mare. Non era solo un avviso preventivo, ma un segnale politico”.

Il regista, che ha lavorato per anni nella televisione cubana prima di emigrare negli Stati Uniti, ha affermato che la frase si ripeteva anche "in assenza di condizioni estreme, con un obiettivo chiaro: seminare paura, disincentivare la fuga e rafforzare l'idea che uscire dal paese equivalesse a una morte sicura".

“Il clima è così diventato uno strumento di controllo, presentato come dato tecnico e neutro”, ha aggiunto il cineasta, sottolineando che “meteorologi, annunciatrici e dirigenti hanno partecipato alla diffusione quotidiana di questo messaggio implicito —‘non te ne andare’— avvolto in mappe, cifre e linguaggio scientifico. Senza minacce esplicite, lo Stato ha utilizzato l’apparenza di responsabilità informativa per esercitare intimidazione psicologica.”

Vilaplana ha confrontato questo meccanismo con l'attuale discorso ufficiale sul presunto “Stato di Guerra” a Cuba. “Questo stesso schema si ripete oggi quando il regime dichiara il paese in Stato di Guerra senza che ci sia un combattimento reale. Non si tratta di descrivere una situazione oggettiva, ma di creare una minaccia permanente che giustifichi l'obbedienza, la militarizzazione e il sacrificio,” ha scritto.

Facebook / Lilo Vilaplana

Il messaggio del cineasta arriva poco dopo che il Consiglio di Difesa Nazionale ha approvato “i piani e le misure per il passaggio allo Stato di Guerra”, una decisione presentata dai media ufficiali come parte del “Giorno della Difesa”. Il comunicato ufficiale non ha spiegato quali misure concrete fossero incluse né il loro impatto sulla popolazione civile.

Quel linguaggio bellicoso si è intensificato dopo la cattura di Nicolás Maduro a Caracas lo scorso 3 gennaio, un evento che ha incrementato il discorso di "resistenza" e le azioni simboliche di preparazione militare nell'isola, mentre la popolazione affronta blackout, scarso approvvigionamento e una crisi economica senza precedenti.

La riflessione di Vilaplana coincide anche con il dibattito aperto dalla storica e attivista Alina Bárbara López, che ha pubblicamente messo in dubbio se il Governo avesse sospeso le garanzie costituzionali dopo l'annuncio del Consiglio di Difesa Nazionale. “Quando si dichiara lo stato di guerra, le garanzie costituzionali vengono sospese?”, ha chiesto su Facebook, in un contesto segnato dalla repressione sistematica della protesta pacifica.

Juristi consultati dall'accademica hanno avvertito che l'applicazione di piani di guerra potrebbe comportare di fatto restrizioni severe dei diritti, anche se non è stata emessa una dichiarazione formale. López ha chiarito che, “poiché non lo hanno fatto, presumo di no, e partecipo senza preoccupazioni,” riferendosi alla sua azione di cittadinanza mensile a Matanzas.

In questo contesto, le parole di Vilaplana acquisiscono una dimensione simbolica: la manipolazione del linguaggio tecnico—sia meteorologico che militare—come strumento di controllo psicologico e sociale. “Oggi è una guerra astratta e invisibile. In entrambi i casi, il potere utilizza un linguaggio suppostamente tecnico per imporre paura e ricordare al cittadino che non c'è via di uscita, nemmeno simbolica, al di fuori del controllo dello Stato”, ha concluso il cineasta.

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