Catturati dalla TV ufficiale: Identificano i repressori della Sicurezza dello Stato ai funerali dei militari morti in Venezuela



Attivisti e giornalisti cubani identificano agenti della Sicurezza di Stato in un funerale trasmesso in televisione, rivelando i loro volti e le loro azioni repressive. L'esposizione mira a rompere l'anonimato e a documentare gli abusi.

Repressori identificati da attivisti e giornalisti cubani.Foto © Collage/Reti Sociali

Diverse denunce pubbliche da parte di attivisti e giornalisti cubani hanno riportato alla ribalta la repressione, questa volta durante il funerale trasmesso in televisione dei militari cubani morti in Venezuela.

Nelle immagini diffuse dalla televisione di stato, mentre si rendeva omaggio ai caduti, sono apparsi agenti della Sicurezza dello Stato che da anni sono stati accusati di molestie, minacce, interrogatori violenti e sorveglianza costante contro la società civile indipendente.

Captura di Facebook/Yeye HM

Uno dei nomi che ricorre di più nelle testimonianze è quello dell'ufficiale conosciuto come “Darío”. Per l'attivista Carolina Barrero non è un volto qualunque. È l'uomo che, secondo il suo racconto, ha passato un anno a seguirla, ascoltando le sue conversazioni e sottoponendola a interrogatori caratterizzati da un forte molestie psicologiche e minacce dirette.

“Qui chiunque ha un incidente e si sveglia con la bocca piena di formiche”, le disse in un'occasione, durante un interrogatorio a La Lisa. Barrero sostiene che la sua missione era spezzarla attraverso la paura e l'insonnia, anche se afferma di non essere mai riuscito a intimidirla.

L'identificazione di "Darío" nelle immagini del funerale non è avvenuta in modo isolato. Hamlet Lavastida, artista e attivista, ha confermato che si tratta dello stesso ufficiale che lo arrestò nel giugno 2021 e lo sottopose a interrogatori a Villa Marista, in case operative e a trasferimenti forzati, fino alla sua espulsione dal paese insieme a Katherine Bisquet.

Secondo la sua testimonianza, l'agente arrivò a avvertirlo che lo avrebbe aspettato all'aeroporto se avesse continuato a denunciare il regime dall'estero. Inoltre, visitò sua madre per metterla in guardia sulle conseguenze di un eventuale ritorno a Cuba.

Captura di Facebook/Hamlet Lavastida

A partire da quella prima identificazione, altri denunciatori hanno cominciato a riconoscere ulteriori volti. Laura Vargas ha spiegato che, esaminando frammenti del video trasmesso da Canal Caribe, è riuscita a identificare diversi agenti che hanno partecipato a interrogatori, sorveglianze e sequestri contro giornalisti, artisti e attivisti.

I modelli si ripetono, con funzionari che usano molteplici alias, si presentano con diversi gradi militari a seconda delle circostanze, e agiscono con particolare ferocia contro i media indipendenti e i progetti critici. Alcuni sono descritti come particolarmente irascibili, inclini a minacce dirette e ricatti familiari.

Captura di Facebook/Laura Vargas

Un'altra denunciante ha raccontato l'impatto emotivo di vedere in quelle immagini uno dei suoi interrogatori, “Juan Carlos”, che passeggiava tranquillamente con i suoi figli durante un evento culturale a La Habana, dopo averla sottoposta a nove ore di interrogatorio a Villa Marista e di averle aperto un procedimento penale per “mercenarismo”.

La scena, dice, le ha rivelato il contrasto brutale tra la vita privata di chi reprime e il danno che causano dalle ombre. Nello stesso materiale audiovisivo ha anche riconosciuto “Guillermo”, un altro agente che l'ha sorvegliata fino alla sua partenza dal paese.

Le testimonianze concordano su un punto essenziale: gli stessi uomini che perseguitano, minacciano e criminalizzano i cittadini cubani compaiono ora in atti ufficiali, esposti dalle telecamere del stesso sistema che li protegge.

Captura di Facebook/Hamlet Lavastida

Per molti, questa visibilità ha un valore simbolico. Non si tratta solo di identificare volti, ma di lasciare traccia, di costruire memoria e di rompere l'anonimato che per anni ha garantito l'impunità.

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