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Le reti cubane non perdonano, e questa volta il protagonista del sarcasmo digitale è ancora Miguel Díaz-Canel.
Il meme del giorno —creato dalla pagina satirica Ma Chete— mostra il governante designato che nega con veemenza l'esistenza di conversazioni con gli Stati Uniti.
“Non stiamo avendo conversazioni con gli USA”, dice Díaz-Canel con il volto teso, mentre, dall'altra parte, un peculiare gruppo di persone lo osserva. “Ah, già”, dice il presidente Donald Trump, affiancato dal segretario di Stato, Marco Rubio, e dall'ambasciatore degli Stati Uniti a L'Avana, Mike Hammer.
Curiosamente, nel gruppo del presidente Trump ci sono anche il novantenne generale Raúl Castro e suo nipote guardaspalle, Raúl Guillermo Rodríguez Castro, conosciuto come “Il Granchio”, che guardano Díaz-Canel con un'espressione sorridente.
In una seconda vignetta, si vede il governante designato con un'espressione di rabbia o pianto, mentre dall'altra parte il gruppo gli ha voltato le spalle, non lo guarda, parla tra di loro e El Cangrejo chiede “Dove eravamo arrivati?”, come se l'infuocato discorso di Díaz-Canel fosse appena un'interruzione insignificante.
La battuta si spiega da sola: mentre il “fantoccio” del castrismo dichiara solenemente che “non esistono conversazioni con gli Stati Uniti”, dall'altra parte del vignetta i veri protagonisti della politica cubana e statunitense sembrano portare avanti la negoziazione da soli, pronti a “bruciare” il pupazzo se necessario.
Dietro la burla, alcuni osservatori fanno riferimento a uno scenario più realistico: quello di possibili contatti discreti tra Washington e figure del potere reale a Cuba, al di fuori dello stesso Díaz-Canel.
No sarebbe un precedente inedito; dopo l'arresto di Nicolás Maduro, diversi media e analisti hanno sottolineato che l'operazione militare statunitense era stata, in parte, concordata con i fratelli Jorge e Delcy Rodríguez per facilitare la transizione in Venezuela.
In questo contesto, non è irragionevole pensare che qualcosa di simile potrebbe starsi formando a L'Avana, con il vecchio apparato castrista che esplora una via di uscita negoziata, con possibile "capro espiatorio", prima di un epilogo più brusco.
Il post, accompagnato dal commento “Non si è ancora reso conto”, è diventato subito virale tra gli utenti che hanno ironizzato sulla mancanza di potere reale del governante cubano.
“A questo Días-Contados lo prenderanno come capro espiatorio, per cominciare”, ha scritto un internauta; un altro ha scherzato: “Mi sembra che ‘Limonardo e Machi’ stanno andando a New York con Maduro”.
La pubblicazione ha giocato con una percezione sempre più diffusa: che le decisioni importanti riguardo all'isola vengono prese lontano dalla sua scrivania.
Y è che dopo le dichiarazioni di Trump che affermano che “si sta parlando con Cuba”, seguite dalla negazione dell'inquilino di Palazzo, l'intero paese sembra aver tratto la stessa conclusione di Ma Chete: se ci sono conversazioni, probabilmente non hanno invitato il capro espiatorio.
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