Un recente reportage di Cubanet Noticias ha girato per le strade di Cuba per chiedere alla gente cosa succederebbe se “portassero via” Miguel Díaz-Canel. Le risposte, tra ironia, frustrazione e stanchezza, hanno riflesso lo stato d'animo di un popolo che vive tra la disperazione e il desiderio di cambiamento.
Uno degli intervistati è diventato virale per la sua sincerità. “Cavolo, che gioia mi darebbe, compare, la cosa più grande del mondo”, ha cominciato a dire. Poi ha ampliato la sua critica oltre il governante: “Io mi rallegrerei... a Díaz-Canel no, sai a chi? A quel Marrero lì, il principale. Quel tipo è un figlio di p..., un incredibile sfacciato, quello con la pancia piena, e ha il popolo morto di fame. E anche Díaz-Canel con la moglie, quella mal vestita... che li portino via tutti, così vediamo se siamo felici, asere.”
L'uomo ha parlato di fame, povertà e frustrazione accumulata: “Ho 59 anni e non ho visto niente. I bambini sono denutriti, c'è fame a Cuba, asere. Gli anziani non hanno un bicchiere di latte. Prima, quando c'era Fidel, non c'era tutto questo, asere, qui non c'è niente. Tutti denutriti”.
Altri intervistati hanno risposto con cautela o rassegnazione. Una donna ha detto che “la prima a scendere in strada sono io”, mentre un altro uomo ha affermato che spera solo “che non succeda nulla al popolo” e che “quando sarà per il meglio, ci dovrà essere qualche miglioramento”. La maggior parte, tuttavia, ha risposto con frasi come “non so”, “non voglio esprimere un parere” o “di questo non so nulla”, riflettendo la paura ancora presente di parlare pubblicamente di politica nell'isola.
Il video ha accumulato migliaia di commenti sui social media, dove la figura del primo intervistato è stata celebrata per il suo coraggio. Molti utenti hanno concordato nel dire che “ha detto la verità senza paura”, che “ha parlato col cuore” e che rappresenta “la voce del cubano della strada”. Altri hanno sottolineato che “si nota la paura nel popolo” e che “il cambiamento dipende dal fatto che tutti perdano il timore di esprimersi”. Anche i messaggi di supporto sono stati numerosi, definendo l'uomo “un coraggioso” e “il vero cubano che ha osato dire ciò che molti tacciono”.
Le reazioni arrivano in un clima politico sempre più teso. Nei giorni recenti, Miguel Díaz-Canel ha generato un'ondata di critiche sui social media affermando che “Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana” e che il paese è disposto a difendere la patria “fino all'ultima goccia di sangue”, una dichiarazione che ha provocato centinaia di risposte ironiche e commenti come “ti rimane poco” o “si sente, si legge, si percepisce la paura”, secondo quanto mostrano le reazioni sui social media.
Al contempo, il leader dell'opposizione José Daniel Ferrer ha esortato il regime a “muoversi rapidamente”, liberare i prigionieri politici e permettere al popolo di “prendere in mano il proprio destino”, avvertendo che “un popolo schiavizzato desidera che qualcuno lo salvi, e se a farlo è gli Stati Uniti, la stragrande maggioranza dei cubani lo ringrazierà”, secondo le sue recenti dichiarazioni.
Il reportage di Cubanet e la risposta massiccia che ha provocato rivelano un sentimento crescente tra i cubani: una mescolanza di paura e desiderio di libertà, e la convinzione che qualcosa debba cambiare. “Che li portino via, per vedere se saremo felici”, ha detto un intervistato. La sua frase riassume, senza slogan né discorsi, l'insoddisfazione di una generazione che sente di aver perso tutto tranne la speranza.
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