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Gli Stati Uniti sono comparsi questo lunedì davanti al Consiglio di Sicurezza dell'ONU per respingere le accuse di guerra e occupazione dopo l'arresto di Nicolás Maduro, in una sessione caratterizzata da forti scambi diplomatici con la Russia, la Cina e altri paesi che hanno messo in discussione l'operazione americana.
Secondo l'agenzia EFE, l'ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, ha insistito sul fatto che l'azione non costituisce un conflitto armato né un'occupazione straniera, ma un'operazione di carattere poliziesco rivolta contro una figura che Washington considera illegittima e legata al narcotraffico.
“Non c'è nessuna guerra contro il Venezuela né contro il suo popolo. Non stiamo occupando alcun paese”, ha affermato Waltz, mentre difendeva la decisione di arrestare Maduro e trasferirlo negli Stati Uniti, dove sarà giudicato per presunti crimini commessi per oltre un decennio.
Gli Stati Uniti negano a Maduro lo status di capo di Stato
Durante la sua intervento, il diplomatico statunitense è stato categorico nel negare qualsiasi riconoscimento politico o diplomatico al leader venezuelano. "Maduro non era un capo di Stato legittimo", ha assicurato, sostenendo che la sua permanenza al potere fosse il risultato di frodi elettorali e manipolazione istituzionale, e non della volontà popolare.
Secondo Waltz, trattare Maduro come un presidente legittimo equivarrebbe a conferire status diplomatico a un narcoterrorista, una posizione che, a suo avviso, contraddice i principi fondativi dell'ONU.
Scontro con la Russia e la Cina
La sessione è stata richiesta da paesi critici nei confronti dell'operazione, tra cui Russia e Cina, che hanno denunciato una violazione del diritto internazionale e un precedente pericoloso nelle relazioni tra Stati.
Waltz ha risposto direttamente a quelle critiche, mettendo in discussione il ruolo del Consiglio di Sicurezza quando, secondo lui, equipara leader accusati di narcotraffico con governi eletti democraticamente.
“Se questo organismo legittima un narcoterrorista, deve chiedersi cosa rappresenti realmente”, ha affermato.
Giustificazione dell'operazione
Gli Stati Uniti hanno sostenuto che l'arresto è stato effettuato nell'ambito della responsabilità costituzionale del presidente americano di proteggere i suoi cittadini, sottolineando che il narcotraffico legato al regime venezuelano ha avuto conseguenze mortali per migliaia di americani.
L'ambasciatore ha aggiunto che Donald Trump aveva precedentemente offerto soluzioni diplomatiche a Maduro, che furono rifiutate, prima di autorizzare l'operazione.
Visione del futuro per il Venezuela
Nonostante il tono fermo, Washington ha affermato che il suo obiettivo non è punire il popolo venezuelano, ma facilitare una transizione politica che permetta di stabilizzare il paese e la regione.
"Cerchiamo pace, libertà e giustizia per il popolo del Venezuela", ha concluso Waltz, sottolineando che gli Stati Uniti continueranno a intervenire contro il narcoterrorismo anche di fronte all'opposizione internazionale.
Il dibattito ha messo in evidenza una nuova frattura geopolitica nel Consiglio di Sicurezza e anticipa uno scenario di tensioni prolungate sul futuro del Venezuela e sull'estensione dell'intervento statunitense.
Rubio nega che gli Stati Uniti siano in guerra con il Venezuela
Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Marco Rubio, ha negato domenica che il suo paese sia “in guerra con il Venezuela” dopo la cattura di Nicolás Maduro, e ha assicurato che l'operazione ordinata dal presidente Donald Trump è stata un'azione “legale e limitata” nel contesto della lotta contro il narcotraffico.
In un'intervista con il programma 'Meet the Press' della rete NBC, Rubio ha affermato che Washington non ha avviato un'intervento bellico, ma un'azione di “applicazione della legge” per eseguire un'ordinanza giudiziaria legata alle accuse di narcotraffico e crimine organizzato che gravano sul leader chavista.
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